Il Pd va da Obama e si scorda Renzi

By Redazione

settembre 4, 2012 politica

«Lapo Pistelli, responsabile Esteri e Luca Bader, responsabile Europa e Nord America, partecipano, per il Partito democratico, alla Convention dei democratici Usa che si svolge, da oggi a Charlotte per la nuova investitura di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti. È quanto si legge in una nota del Pd». Così si leggeva ieri mattina in un lancio d’agenzia dell’Ansa. Nulla di straordinario, fatta salva la scoperta che il Pd ha un “responsabile Nord America”, un vezzo comprensibile ai tempi del salotto bene veltroniano, molto meno in quelli dell’inspido tentativo socialdemocratico bersaniano. In un tempo nel quale l’overdose obamiana si profila all’orizzonte come viatico alle stanche trombe di casa Democratica (sponda italiana), è naturale che il principale partito della sinistra italiana invii i suoi emissari oltreoceano. Non che il loro apporto alla convention dei cugini Democratici (in salsa yankee) risulti fondamentale, anzi. Giusto per dire “Noi c’eravamo”. Fatti armi e bagagli, Pistelli e Bader hanno preso il loro bell’aereo per Charlotte.

La stessa direzione intrapresa da Matteo Renzi. Se andate a chiedere in giro chi siano Pistelli e Bader, difficilmente sapranno darvi una risposta precisa. Ben altro risultato avrete sul sindaco di Firenze. La sua battaglia per le primarie del Pd, che lo vede impegnato a confrontarsi con Pierluigi Bersani e Nichi Vendola. Ma di Renzi nessuna traccia nel comunicato ufficiale del partito. Il rottamatore stato invitato da John Podesta, presidente del Center for american progress, e dall’ex segretario di Stato Madeleine Albright. E, accompagnato da Giuliano da Empoli, uno dei suoi collaboratori più stretti, interverrà a una tavola rotonda insieme a sindaci statunitensi e stranieri. Formalmente Renzi sarà in North Carolina a titolo personale. Dunque, sempre dal punto di vista formale, il fatto che non venga citato nel comunicato di largo del Nazareno è ineccepibile. I maliziosi hanno iniziato comunque a mormorare: il Pd ha, nella sostanza, ufficialmente ignorato la presenza del suo esponente più in vista nel rilancio elettorale del presidente americano del quale tanto – dal punto di vista della costruzione dell’immagine – è stato debitore in passato.

Certo, sempre meglio di quel che si combina in casa Pdl. Se i gollisti hanno rifiutato l’invito di Romney perché non ne condividono la linea politica, nessun rappresentante di via dell’Umiltà risulta essere andato a Tampa. Ci sarebbe da domandarsi il perché.

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