Benzina super, accise maxi

By Redazione

settembre 4, 2012 politica

Gli automobilisti italiani fanno il pieno soprattutto di tasse. Ne avevamo già parlato a gennaio, quando i prezzi al distributore di benzina e gasolio erano freschi dell’ultima zavorra di accise proveniente dal decreto Salva Italia. Oggi ad accendere i riflettori sul costo dei carburanti è la Cgia di Mestre, con uno studio che classifica i paesi europei in base a quanto la pressione fiscale condiziona i prezzi alla pompa di benzina.

La medaglia d’oro (o la maglia nera, se si preferisce) di questo insolito campionato europeo se l’aggiudica l’Italia: «Su ogni litro di benzina verde, il peso delle tasse raggiunto in Italia è di 1,033 euro, pari al 58,1% del prezzo alla pompa» fa sapere il centro studi della Cgia. «Per quanto concerne il gasolio per autotrazione – proseguono – è sempre il nostro Paese a guidare la graduatoria, con 0,905 euro/litro di tasse, pari al 53,8% del prezzo alla pompa».

Nessuno peggio di noi. Anzi, sono tutti più virtuosi, anche se magari di pochi millesimi di euro. Per quanto riguarda la benzina, ad esempio, vengono dopo l’Italia l’Olanda, con 1,016 euro di imposte su ogni litro, e la Grecia, con 1,008 euro/litro. Sul fronte del diesel, invece, l’Italia è tallonata (a distanza maggiore, stavolta) da’Irlanda, con 0,791 euro/litro e Finlandia, paese in cui su ogni litro di gasolio le tasse pesano per 0,749 euro.

«E’ vero – commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – che abbiamo ancora un sistema distributivo troppo parcellizzato ed un numero di stazioni di servizio self service al di sotto della media europea, tuttavia è indubbio che registriamo il prezzo del carburante più caro d’Europa perché il peso delle tasse ha raggiunto in Italia un livello record non riscontrabile altrove. In buona sostanza, quando facciamo il pieno alla nostra autovettura a guadagnarci di più non sono le compagnie petrolifere o i gestori delle aree di servizio, bensì lo stato».

«Tenuto conto che il 90% delle nostre merci viaggia su strada – prosegue Bortolussi – non è da escludere che nel prossimo autunno ci ritroveremo con un aumento significativo dei prezzi dei principali beni di consumo. Già l’ aumento del gasolio avvenuto in queste ultime settimane è un vero e proprio salasso che  sta mettendo in ginocchio tantissimi autotrasportatori italiani. Se a questa situazione – prosegue il segretario della Cgia – si aggiunge il rincaro delle polizze assicurative registrato in questi ultimi anni, la concorrenza sleale praticata dai vettori provenienti dall’Est Europa e il ritardo con cui vengono pagati i trasportatori italiani, con tempi medi che oscillano tra i 180 e i 240 giorni, lo scenario per i nostri camionisti si fa sempre più preoccupante».

Scorrendo l’elenco dei balzelli italiani sul carburante c’è da mettersi le mani nei capelli, oltre che nel portafogli. Solo per farsi un’idea: su ogni litro di carburante si pagano infatti 0,00103 euro per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936; 0,00723 euro per la crisi di Suez del 1956; 0,00516 euro per il disastro del Vajont del 1963; 0,00516 euro per l’alluvione di Firenze del 1966; 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968; 0,0511 euro per il terremoto del Friuli del 1976; 0,0387 euro per il del terremoto dell’Irpinia del 1980. Ma anche 0,106 euro per il finanziamento della guerra del Libano del 1983; 0,0114 euro per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996; 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Ma la lista delle accise è ancora più lunga.

A onor del vero, occorre rilevare come il peso delle accise sul carburante sia molto elevato in tutta Europa: la media aritmetica della pressione fiscale nei paesi dell’Ue a 27 è infatti al 55,8%. Ciononostante è altrettanto vero che in molti altri paesi le accise sono nettamente inferiori: non solo Cipro, con appena il 43,3%, ma anche la Spagna, con il 47,6%.

Sono cinque i paesi dove la tassazione incide meno della metà sul prezzo del carburante alla pompa: assieme a Cipro e Spagna, anche Lussemburgo, Estonia e Malta. Indifferentemente nazioni ricche e meno ricche, economie in crescita e in recessione: segno che il costo del pieno non è colpa della crisi, e nemmeno delle bizze del greggio, ma del fisco. 

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