Vendola, Renzi: jukeboxe liberista

By Redazione

settembre 3, 2012 politica

Renzi e Vendola, Vendola e Renzi. Polemiche facili, quando a scontrarsi sono due esteti della politica odierna. Il sindaco fiorentino oggi ce l’ha con la legislazione sul lavoro: «Sull’art. 18, io sto con Ichino», dice intervenendo su Canale 5 alla trasmissione di Maurizio Belpietro. Comunque, per Renzi, si tratta di «una delle questioni ideologiche più sopravvalutate nella storia del nostro paese.

Io credo» – prosegue il sindaco di Firenze – «che vada rivoluzionato il diritto del lavoro», che conta su «2.000 articoli di legge, non ci capisce niente nessuno. Io credo che l’unica soluzione, proposta da Ichino, è redigere una legge, o meglio un corpus generale di massimo 60 articoli, chiari ed espliciti, in modo che si diminuisca il contenzioso, e che un imprenditore che vuole investire o semplicemente assumere possa sapere come fare». Dici “articolo 18” e Vendola si sveglia subito, come il cacciatore che sente l’odore della preda: «Imperversa come un juke-box che ha come repertorio canzonette che fanno il verso al liberismo, al qualunquismo. Mi pare molto dentro lo stile della politica spettacolo, fatta di battute e aneddoti suggestivi.

Al centro della sfida delle primarie dovrebbero invece esserci il Sulcis, l’Ilva di Taranto, il lavoro, inteso non solo in senso economicistico. Lavoro significa anche autonomia e libertà delle donne e nuovi modelli di sviluppo. L’innovazione di cui ha bisogno l’Italia riguarda un nuovo rapporto tra pubblico e privato, la necessità di rimettere in funzione gli ascensori della mobilità sociale, l’investimento sulla ricerca. Il cambiamento non è un fatto meramente anagrafico» – prosegue il leader di Sel – «Ci sono giovani che sono così vecchi e noiosi… Quelli che sanno tutto e stanno in cattedra a dare voti agli altri, invecchiano rapidamente». I due galli nel pollaio si sfidano per l’ennesima volta sulle loro arene preferite. E se Pupo Renzi batte il martello sull’incudine della rottamazione, Vendola si dimostra politico da vecchia sinistra, quasi conservatore nella sua difesa, anche lessicale, di una certa tradizione post-comunista.

I due galli sono nello stesso pollaio eppure sembrano tanto lontani da sembrare avulsi, due cose alternative, non integrabili, non dialoganti. Vedendoli così ci si può chiedere cosa li spinga a dirsele addosso settimanalmente. Il quesito potrebbe essere allargato all’intera vicenda Pd-Sel e le risposte, per chi guarda a sinistra, non sarebbero tanto positive. Alla faccia delle grosse coalizioni.

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