Morando giù da Latorre

By Redazione

agosto 30, 2012 politica

È il paese dei tecnici, cara: il governo fa il governo studiando le misure per la produttività delle imprese, alla ricerca di quel “riparti Italia” che sembra ancora di là da venire. I partiti fanno i partiti, cercando di uscire dal groviglio della legge elettorale, forse ancora più lontana dell’annuncio delle misure di Passera e compagnia cantante. Raramente, nella storia del dopoguerra, partiti e governo hanno mai agito in modo così indipendente, tanto da sembrare due corpi completamente avulsi l’uno dall’altro. In casa democratica poi, oltre al dibattito sulla legge elettorale, continua ad imperare il discorso sulle alleanze. Gli sfidanti al singolar tenzone (sui giornali, of course) di ieri sono stati all’angolo sinistro Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori Pd e all’angolo destro Enrico Morando, migliorista ai tempi del Pci ed impegnato nella lotta pro-privatizzazione dell’acqua, in barba ai referendum. Secco Morando su La Stampa: «Vendola sbaglia, dobbiamo riprendere l’agenda Monti».

Più politichese ma di opposta fazione Latorre su L’Unità: «Le primarie saranno la volata del partito nuovo, con Vendola». Spiega Latorre infatti che bisogna cercare a via per un «unico grande partito nel quale c’è» anche il governatore pugliese. Precisamente, oltre a Bersani e «a Renzi, che è già un esponente del Pd, tutte le altre candidature possono essere un fatto propedeutico alla partecipazione di queste personalità, e dei mondi che rappresentano, all’interno di questo partito». Aggiunge Latorre: «Sono convinto che siano maturi i tempi oggi. Il Pd non pensa ad annessioni: lavora ad un grande progetto politico che ha come obiettivo quello di restituire alla democrazia italiana un soggetto in grado di ricostruire il paese». Di parere diverso chiaramente Morando: secondo lui lo schema per cui Pd e vendoliani formerebbero l’asse progressista che poi trova l’accordo con Casini è «uno schema che non funziona». Il Pd, aggiunge il senatore, «non può essere il semplice regista di alleanze tradizionali: deve essere l’asse di riferimento programmatico».

Un po’ come l’Spd con i Verdi in Germania, ammonisce Morando. «Un ruolo guida e un profilo egemone molto netto», per dirla in poche parole. Con un bel niet a Vendola. Morando infatti auspica una linea di continuità con il governo Monti: «Rinegoziare con Bruxelles, come dice Vendola, e immagino si riferisca al fiscal compact e al meccanismo europeo di stabilità, è una strada che non ci porta da nessuna parte». Riaprendo L’Unità, Latorre è più vicino invece a Vendola sul governo Monti: «Che vuol dire continuità con l’agenda Monti? Il programma di questo governo è un programma di emergenza, in una fase eccezionale, non a caso sostenuto da forze alternative». Vendola sì, Vendola no, continuità con Monti sì, continuità no: il Pd è come un call center dove tutti rispondono e nessuno sente cosa dice il vicino di stanza. L’estate sta finendo, un anno se ne va, si torna dalle ferie e si ritrovano sempre le stesse care vecchie abitudini: siamo confortati dall’averti ritrovata, cara, vecchia indecisione di casa Pd.

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