No al matrimonio tra Ingroia e Idv

By Redazione

agosto 28, 2012 politica

Si spegne sul nascere l’ennesimo rumor destinato a ingarbugliare ancor di più il già complicato risiko siciliano. «Non mi risulta di essere candidato come governatore», ha risposto Antonio Ingroia ai giornalisti che lo hanno incalzato ieri, pur non volendo commentare l’incontro di qualche giorno fa con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Le voci che volevano il procuratore del capoluogo isolano candidato del partito di Antonio Di Pietro, ancora in cerca di un frontman e di alleati, subiscono uno stop.

A margine dell’arresto del boss palermitano Salvatore Bonomolo, Ingroia ha confermato di stare preparando le valigie: «Questo arrestocapita in un momento particolare per me, visto che tra qualche settimana andrò in Guatemala. Nel percorso professionale bisogna guardare non solo a casa nostra ma anche fuori, alle mafie transnazionali».

Un riferimento probabilmente non casuale, visto che giunge nel giorno nel quale in procuratore nazionale Antimafia, intervenendo a Strasburgo, invoca la necessità di riforme: «Ad ogni audizione a cui vengo invitato ricordo che in occasione del pacchetto sicurezza voluto dall’allora ministro Maroni tutte le forze politiche firmarono all’unanimità un ordine del giorno – ha commentato Pietro Grasso – Ci si impegnava a migliorare le normative su riciclaggio, voto di scambio, concorso esterno e collaboratori di giustizia. Nulla è stato fatto». Secondo Grasso occorrono nuovi strumenti per la lotta al riciclaggio, nonostante le 40.000 segnalazioni all’anno da parte del sistema bancario. Secondo il procuratore «sono spesso irrilevanti. Sono invece pochissime le segnalazioni che arrivano dagli intermediari finanziari: evidentemente, società fiduciarie e commercialisti non vogliono perdere clienti». Quella al riciclaggio è una battaglia che si vince anche, se non soprattutto, con i sequestri ai boss:«Negli ultimi anni, sono stati messi i sigilli a beni per 40 miliardi di euro. Si può fare di più, con strumenti che rafforzino le indagini patrimoniali».

Di riforme nell’antimafia si parla ormai anche oltralpe: «Il mio obiettivo è la realizzazione di un codice unico antimafia europeo, che preveda il reato di associazione mafiosa, il 41 bis e le confische», conferma Sonia Alfano, presidente della Commissione antimafia dell’Europarlamento. Sul tema qualche apertura è arrivata anche da Berlino, storicamente dubbiosa sul reato di associazione mafiosa configurato nel nostro paese. «Il capo della polizia tedesca – ha spiegato Alfano – ha constatato che la situazione di infiltrazione delle mafie nella loro economia non è più sostenibile».

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