Il purgatorio della Lega

By Redazione

agosto 28, 2012 politica

C’è chi pensa in grande e chi si ritrova al purgatorio nell’estate 2012. Da una parte il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che una volta rientrato dal meeting di Rimini è tornato alla carica con l’idea di una macroregione che copra l’intero Nord italiano per preservare e rilanciare l’economia nazionale: dal Piemonte al Friuli, dove lunedì Formigoni ha incassato il sostegno del collega Renzo Tondo. «Noi – ha spiegato quest’ultimo – abbiamo un pil che cresce in questa parte del paese e lo mettiamo al servizio del paese».

Già lo scorso 14 agosto, una volta resa nota l’intenzione del presidente lombardo, il presidente leghista del Piemonte Roberto Cota si era inserito nel dibattito: «Oggi se chiedi ad un imprenditore piemontese, lombardo o veneto qual è il modello vincente, ti dirà: il Nord. Basta solo togliere di torno la vessazione fiscale che arriva da Roma». Entra così in gioco chi l’estate la sta trascorrendo al purgatorio. Macroregione, federalismo, autonomia: la Lega. Nel Pirellone l’alleanza con il Popolo della libertà resiste, nonostante le tensioni sorte in inverno per i destini giudiziari delle persone più vicine a Formigoni – e prima che lo stesso governatore finisse indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lombarda. Poi è stato il turno dei leghisti con l’ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni indagato per tangenti e la valanga che ha travolto la famiglia di Umberto Bossi, con il conseguente terremoto nel partito che ha portato Roberto Maroni alla guida di un movimento disorientato.

E la bussola fatica ad indicare la rotta corretta. Alla base l’idea proposta da Formigoni non convince: la paura è di vedersi rubare il sogno della Padania, anche perché dietro al progetto Macroregione inizialmente compariva il leghista Andrea Gibelli, vicepresidente lombardo nonché assessore all’Industria, Artigianato, Edilizia e Cooperazione. Milano come tramite tra Torino e Venezia, con le loro giunte regionali guidate dal Carroccio. Sembra passata un’epoca politica dalle estati in cui era Umberto Bossi a tenere banco con il gesto dell’ombrello, il dito medio alzato all’indirizzo dei giornalisti che gli facevano domande sul futuro del governo Berlusconi dopo l’addio di Gianfranco Fini e il ridimensionamento dei numeri alla Camera. Il Senatùr serrava i ranghi mentre il Pdl cercava stampelle. Richiamava all’ordine i suoi e dettava la linea tra un discorso e l’altro nelle feste leghiste disseminate lungo tutta la Padania, fino al raduno generale di Pontida.

Oppure ospitava Giulio Tremonti, per la tradizionale “cena degli ossi”, a Calalzo di Cadore, in occasione del compleanno dell’ex ministro dell’Economia. Il 2012 è l’anno del purgatorio e dei rimpianti, espressi nella commozione con la quale Bossi ha ascoltato il suono delle cornamuse alla Berghem Fest. «La cornamusa è il suono dell’anima, dicono gli scozzesi», ha raccontato dal palco. Quella leghista di anima deve riconsolidarsi dopo le lauree false, i cerchi magici e i coltelli volati in via Bellerio. Anche perché c’è chi, come Formigoni, rischia di rubare da sotto il naso il sogno di una vita.

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