Formigoni, Tondo e la “macroregione”

By Redazione

agosto 27, 2012 politica

«Sono convinto che Silvio Berlusconi si ricandiderà. Ho avuto con lui un lungo colloquio ad Arcore, sotto una quercia, e ho ricavato questa impressione». Non lesina i toni evocativi Roberto Formigoni, che dopo aver incassato il consueto bagno di folla del Meeting di Rimini, si avvia verso un personalissimo autunno caldo. Le inchieste che gli hanno sporcato la giacca in estate e le turbolenze della propria maggioranza sono una zavorra in vista delle prossime elezioni. Il presidente lombardo, a dare retta ai rumors del Pirellone, è ancora indeciso se provare la quinta scalata consecutiva al governo della Regione, o trasferirsi armi e bagagli a Roma. Un nodo che andrà sciolto nelle prossime settimane, tenendo anche conto della freddezza con la quale i vertici di Comunione e Liberazione hanno accolto le esuberanze del Celeste nel rispondere alle critiche dalle quali è stato sommerso (desta ancora le ironie della rete l’ormai famigerato «Il Papa prega per me tutti i giorni»). Qualunque sarà la scelta finale, Formigoni è impegnato giocare partite che assumono un profilo nazionale. E, pur essendo attesa, ha destato un certo stupore l’iniziativa annunciata ieri a Trieste insieme al governatore del Friuli, Renzo Tondo. «Le Regioni del Nord Italia puntano a creare una “macroregione” per ottenere una maggiore autonomia dal governo centrale e mettere in luce come il settentrione del paese sia tra le aree più produttive d’Europa» hanno annunciato i due presidenti al termine di un faccia a faccia. Formigoni ha dichiarato di voler incontrare a tal proposito a fine settembre anche i governatori di Veneto e Piemonte. Nessun commento da parte dei leghisti Luca Zaia e Roberto Cota. Dalle decisioni dei due leader del Carroccio dipenderà gran parte del successo dell’iniziativa. Per alcuni osservatori, la mossa dei pidiellini è volta a sottrarre voti alle truppe di Maroni sia in vista delle regionali lombarde che delle politiche di primavera.

Non è di questo avviso Pippo Civati: «Formigoni e la Lega sono la stessa cosa – osserva il consigliere regionale del Partito democratico – e stanno pensando ad un modo per rimettere in piedi l’asse che ha subito il contraccolpo delle divergenze sul governo Monti». Secondo Civati quella della “macroregione” è un’iniziativa che tende a blandire le intemperanze dei leghisti, più che a porsi in concorrenza con esse: «Fa parte di una strategia più ampia, di consolidamento. Anche se – ammette l’esponente del Pd – lo stesso Formigoni non ha una strategia chiara del suo futuro politico».

«Quella che stiamo attraversando è una situazione che richiede il coraggio di iniziative innovative», osserva Gian Carlo Abelli. Il deputato del Popolo della Libertà è stato a lungo sostenitore della maggioranza formigoniana, prima in qualità di consigliere, poi, dal 2005 al 2008, come assessore alla Famiglia e solidarietà sociale. «Quello proposto dal presidente non è un passo verso la secessione»: così Abelli conferma le parole di Formigoni a margine dell’incontro triestino, che aveva tranquillizzato i cronisti di non avere «intenti secessionisti», pur mirando ad un riconoscimento della “macroregione” attraverso una «modifica costituzionale». Un punto sul quale il deputato lombardo è cauto: «È una proposta concreta, ma bisogna vedere quali saranno i contenuti, ed evitare assolutamente che l’iniziativa venga strumentalizzata». Se sia o meno un tentativo di entrare i concorrenza con la Lega sui temi storici dei lumbard la risposta è tanto poco diretta quanto eloquente: «È un’iniziativa meno velleitaria di quelle messe in campo da via Bellerio. Nasce dalla necessità di ammodernare il nostro ordinamento».

Netta la bocciatura di Civati: «Non abbiamo bisogno di un altro livello istituzionale. Determinerebbe solo ulteriore confusione, per di più in un momento nel quale si sta provando ad eliminare o ridurre il numero delle province». Inoltre, osserva il consigliere del Pd, «Formigoni non ha la forza politica né tanto meno l’autorevolezza per imporre un tema del genere nel dibattito politico. Oggi la tendenza è quella di semplificare il quadro normativo, non quella di complicarlo ulteriormente». Che sia vincente o meno, la mossa del governatore lombardo alimenta il dibattito sul suo futuro: «È una partita apertissima – ammette Civati – anche perché non credo che il Pdl pensi a una discesa a Roma del leader lombardo: porta sfortuna candidarlo». Certo è che il Pd deve elaborare in fretta una proposta alternativa: «Tra tutti i nomi che sono usciti in questi giorni quello di Bruno Tabacci è di grande valore – osserva Civati – Ma mi auguro passi per le elezioni primarie, alle quali potrei partecipare anche io. Ma prima si deve chiarire il quadro nazionale delle alleanze, ad oggi ancora incerto».

Tuttavia che le intenzioni di Formigoni travalichino i confini della Regione trova conferma indiretta nelle parole di Abelli: «Sulla proposta della “macroregione” credo sia possibile un’intesa anche con Liguria ed Emilia Romagna». Il deputato del Pdl spiega che «la crisi è avvertita anche, se non soprattutto, al nord, per questo occorre trovare strumenti che si trasformino in risposte competitive nel solco degli standard europei». Nessuna secessione, dunque: «La “macroregione” sarebbe utile per tutto il paese».

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