Riforme vere o aiuti

By Redazione

agosto 2, 2012 politica

Nessun automatismo per ora nell’attivazione dello scudo anti-spread, che dipende, invece, dalla richiesta degli stati interessati con tutte le condizionalità previste. E’ questo il nodo politico: lo scudo come meccanismo di stabilità che scatta in modo autonomo, o come forma di “salvataggio”, quindi su richiesta e condizionato? Le aspettative innescate dal discorso di Draghi del 26 luglio a Londra – che forse perché inaspettato, o perché così volitivo («la Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro e, credetemi, sarà abbastanza»), aveva rassicurato i mercati e allentato le tensioni sui titoli di stato – si sono infrante ieri sulle sue parole al termine del direttorio della Bce, provocando il nuovo tonfo in Borsa (-4,6%) e il rialzo dello spread (511).

«Nessuna retromarcia», assicura Draghi. Solo che i mercati hanno interpretato le sue parole di una settimana fa come il segnale di un prossimo intervento della Bce sui mercati obbligazionari di Spagna e Italia, ma in realtà, fa notare, non c’era alcun riferimento esplicito ad una ripresa degli acquisti di bond. Consapevole che gli spread sono «eccezionalmente alti», a livelli «inaccettabili», a causa delle paure di reversibilità dell’euro, Draghi ha ribadito che la moneta unica è «irreversibile» e che l’intenzione di «fare di tutto» per preservarla c’è ed è «unanime». Questo solenne impegno dovrà bastare a dissuadere gli speculatori nel mese di agosto, perché la «decisione finale» sugli interventi della Bce sarà presa solo «nelle prossime settimane» (a settembre). L’accordo con i tedeschi sulle modalità ancora non c’è. Draghi ha ripetuto che la Bce «nell’ambito del suo mandato per mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine e in osservanza della sua indipendenza nel determinare la politica monetaria, può eseguire operazioni di mercato di una dimensione adeguata a raggiungere il suo obiettivo». Ma sugli acquisti di bond, ha avvertito, restano le note «riserve» della Bundesbank, forse un vero e proprio veto. Quindi i negoziati continuano. Al momento, la situazione è che prima deve arrivare la richiesta formale di assistenza da parte di Spagna e Italia, e solo dopo la Bce si affiancherebbe al fondo salva-Stati (Efsf o Esm) con gli acquisti di bond sul mercato secondario, i quali sarebbero concentrati sui titoli a breve scadenza e non sui decennali.

Da qui la raccomandazione ai governi di «tenersi pronti» a inoltrare la richiesta. Come riferito dalla Sueddeutsche Zeitung, Draghi pensa ad una «doppia strategia», «un’azione concertata» tra Bce e fondo salva-stati. Quest’ultimo acquisterebbe i titoli direttamente dai governi, alle aste, mentre la Bce sul mercato secondario. Dalle parole di Monti pare di capire che il nostro governo spera nella seconda opzione, senza passare per una richiesta esplicita, ma il premier, alla vigilia del vertice del 29 giugno, e da allora in altre occasioni, non ha nemmeno escluso la richiesta d’aiuto. L’Italia, ha detto ieri da Madrid, «non ha bisogno di alcun salvataggio», ha i conti a posto, e al momento «non c’è alcuna intenzione» di chiedere l’attivazione dello scudo, ma «ci riserviamo di valutare azioni di accompagnamento» per far calare gli spread. Ricapitolando: Monti distingue tra salvataggio, di cui l’Italia non ha bisogno, e strumento per raffreddare lo spread, per la stabilità dell’Eurozona. Per i tedeschi invece è la stessa cosa, da attivare previa richiesta formale di aiuto e firma del memorandum d’intesa, che porta al monitoraggio Commissione Ue-Bce.

La posizione di Monti – compiti a casa da una parte, «soluzione europea» per calmierare lo spread dall’altra, per dare tempo alle riforme di produrre i loro effetti – sembra ragionevole. Il problema è che non abbiamo ancora compreso che i soldi della Bce non sono la soluzione alla crisi, ma solo uno strumento per guadagnare tempo. Strumento che non può durare all’infinito. Fino ad oggi, purtroppo, ad ogni calo dello spread si è puntualmente registrato un rallentamento, o annacquamento, delle riforme, a conferma dei pregiudizi tedeschi.

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