Il Quirinale scopre le carte

By Redazione

luglio 30, 2012 politica

È insieme un cerchio che si chiude e una spinoso conflitto di attribuzione tra i poteri dello stato che si apre. All’indomani del funerale del consigliere giuridico del Colle, Loris D’Ambrosio, stroncato da un infarto negli scorsi giorni, i tecnici del quirinale hanno deposto l’atto formale contro la procura di Palermo annunciato nei giorni scorsi.

È stato infatti depositato presso la Corte Costituzionale il ricorso per conflitto di pattribuzione della Presidenza della Repubblica nei confronti del pool dei pm palermitani per le decisioni che questa ha assunto sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello stato, Giorgio Napolitano, nell’ambito dell’inchiesta stato-mafia. Lo ha reso noto nella mattinata di ieri l’Avvocatura dello stato. Le intercettazioni disposte dalla magistratura, sono alcune conversazioni telefoniche intercorse tra l’ex ministro Nicola Mancino e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. L’intercettazioni che riguardano Napolitano, quindi, sono indirette, perché l’utenza sotto controllo era quella di Mancino, che nell’ambito dell’inchiesta è indagato per falsa testimonianza.

Il contenuto dell’intercettazione non è mai stato reso pubblico, ma la notizia è filtrata. Un trattamento diverso a quello riservato a D’Ambrosio, i cui colloqui con l’ex ministro democristiano, sia pur, con tutta probabilità, penalmente non probanti, sono stati diffusi dai principali quotidiani nazionali. I magistrati hanno affermato che quanto detto tra Napolitano e Mancino è irrilevante ai fini dell’ inchiesta. Tuttavia non ne hanno disposto la distruzione. La tesi della procura sostiene che su una decisione di questo tipo avrebbe dovuto pronunciarsi il Gip, sentite le parti. Il Colle ha reputato la decisione della Procura di Palermo lesiva delle prerogative istituzionali che la Costituzione attribuisce al Capo dello stato.

In particolare l’articolo 90 della Carta stabilisce, tra le altre cose, che «il presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione». Inoltre, la legge 219 dell 1989 prevede che il presidente della Repubblica non possa essere sottoposto a intercettazione se non dopo essere stato sospeso dalle funzioni a seguito del procedimento d’accusa previsto proprio dall’art. 90 della Costituzione. Adesso il responso finale spetta alla Consulta, che dovrà in prima battuta decidere se il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato sia ammissibile o meno. Solo successivamente arriverà un eventuale pronunciamento nel merito. E, qualunque sia, rischia di essere esplosivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *