Salvate Romney dalla malizia inglese

By Redazione

luglio 29, 2012 Esteri

C’era da scommetterci. Mitt Romney, nella sua prima tappa del suo primo viaggio internazionale, non ha ancora fatto a tempo ad aprire bocca che già è diventato lo zimbello dei giornalisti. Articoli e commenti con toni al vetriolo e atteggiamenti da professorino, stanno dilagando nel mondo dei media (a partire dal quotidiano britannico The Guardian, poi la lista delle testate che hanno ripreso questa linea è troppo lunga per essere riportata) rimproverando al candidato repubblicano di non rispettare il bon ton diplomatico.

Perché? Romney ha constatato una cosa che è sotto gli occhi di tutti: l’inizio delle Olimpiadi di Londra del 2012 è “poco promettente”. È stato anche abbastanza soft nel suo giudizio, a dire il vero. Romney si è infatti limitato a rilevare il fallimento della G4S, la compagnia britannica che avrebbe dovuto garantire la sicurezza all’evento mondiale, ma ha dichiarato forfait prima dell’inizio dei giochi. Ed ha espresso preoccupazione per la possibilità di sciopero dei dipendenti delle dogane, previsto proprio per il primo giorno delle Olimpiadi, ma poi (bontà dei sindacati…) rientrato all’ultimo minuto. 

Avrebbe potuto anche girare il coltello nella piaga: sui gadget tossici prodotti in Cina (da operai sfruttati come schiavi), sul mancato ricordo degli atleti israeliani trucidati dai terroristi alle Olimpiadi di Monaco di 40 anni fa, o sulle bandiere della Corea del Sud che compaiono sulle giocatrici della Corea del Nord. Piuttosto, è stata opportuna la replica del premier David Cameron, che ha subito definito le Olimpiadi di Salt Lake City 2002 (in cui Romney era presidente del comitato organizzativo) come dei “giochi in mezzo al nulla”? Sebbene “in mezzo al nulla”, sono stati visti da 2 miliardi di telespettatori, battendo tutti i record di audience.

E che dire della reazione, da stadio, del sindaco di Londra Boris Johnson? Ha arringato la folla di Hyde Park con un: «Un tizio di nome Mitt Romney ci sta dicendo che non siamo pronti. Siamo pronti?» coro: «Sì, siamo pronti!». Dopo tutto il caos organizzativo finito sui giornali di tutto il mondo, Boris Johnson non ha niente altro da dichiarare? I media filo-laburisti britannici, come il The Guardian, stranamente, non hanno avuto nulla da obiettare. Evidentemente c’era un “male maggiore” (Romney) da combattere. Incredibile notare, poi, la cura dei dettagli. Nessuno riporta cosa Mitt Romney abbia detto al leader dell’opposizione laburista Ed Miliband. Il loro incontro era riservato e l’unico principio dichiarato alla stampa è quello della “relazione speciale” fra Usa e Regno Unito.

Però, ciò che ha fatto notizia è solo quel “Mister Leader”, con cui Romney si è rivolto al collega britannico. Che non esiste nel vocabolario dei titoli. Romney ha tenuto un incontro, ovviamente riservato, con l’Mi6. Altrettanto ovviamente, non si conoscono i contenuti di quella riunione. Ma il solo fatto che sia trapelata la notizia dell’incontro, è indice di “incapacità” nel mantenere i segreti. L’amministrazione Obama, nel 2010, si è lasciata sfuggire milioni di documenti segreti, tutti pubblicati da Julian Assange.

Ma Obama era uscito da quella vicenda senza esserne scalfito. Benvenuti nelle elezioni presidenziali Usa del 2012. Questo sarà il tipo di copertura mediatica che ne riceveremo, almeno fino al prossimo novembre.

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