Olimpiadi tossiche per i gadget cinesi

By Redazione

luglio 26, 2012 Esteri

Dicono al Sud “cornuti e mazziati”. Epiteto non elegantissimo ma senz’altro efficace per riassumere l’ennesima polemica olimpica. Che questa volta riguarda Wenlock e Mandeville, le due gocce d’acqua mascotte di Londra 2012 protagoniste di una storia identica a quella già raccontata per le uniformi Usa “made in China”. Anche le mascotte olimpiche, come le tute degli atleti statunitensi, sono state prodotte in Cina, nel Guangdong, con tutti gli annessi e connessi: operai sottopagati (sette euro al giorno per turni di dodici ore dove gli straordinari non sono un optional ma vengono imposti, chi rifiuta può licenziarsi), mancanza di dotazioni di sicurezza (mascherine fornite in quantità insufficiente per proteggersi da polveri e vernici), spazi di lavoro angusti e malsani. 

A rivelarlo – scendendo in dettagli raccapriccianti, come il fatto che gli operai tornano a casa la sera con la saliva e le mucose colorate per quanta vernice hanno respirato – sono un rapporto di Sacom (gruppo per la difesa dei diritti dei lavoratori di Hong Kong), e lo studio ” Toying with workers’ rights” (commissionato da alcune ong e sindacati internazionali), che gettano nuove ombre sulla serietà del Comitato organizzativo, colto in flagrante violazione del proprio statuto. Secondo il codice di condotta del “London Organising Committee of the Olimpic Games” (LOCOG) tutti i prodotti devono essere realizzati rispettando gli standard di lavoro internazionali. Ma alla Xinda e alla Shiwei, le fabbriche cinesi dove Wenlock e Mandeville prendono forma, da mesi la priorità è solo una: soddisfare la domanda, non importa a che prezzo e in che modo ciò avvenga.

Il Comitato olimpico reagisce alla polemica promettendo un’indagine sulle effettive condizioni di lavoro nei due stabilimenti. L’ufficio stampa di Londra 2012 intanto dichiara: “Mettiamo al primo posto le questioni etiche, sociali e ambientali”, quasi a mettere le mani avanti. Se il reato sarà riscontrato, c’é da scommettere che sosterranno di essere stati all’oscuro di quanto avveniva in Cina. Peccato che questa stessa, identica storia – della Cina che ruba all’Europa stabilimenti di produzione e posti di lavoro e restituisce merce tossica o prodotta in violazione dei diritti dei lavoratori – si ripeta da anni, trita e ritrita, uguale a se stessa. Ne cambia solo la declinazione, a volte riguarda mascotte olimpiche, a volte gadget dei mondiali di calcio o bolle di sapone, parti di giocattoli, articoli di pelletteria. Se continuano così, con il finto sdegno, gli europei perderanno anche il diritto di lamentarsi.

É ora di svegliarsi ed agire. Di pretendere l’applicazione della esistente normativa internazionale. Pena il blocco delle importazioni. La finta indignazione non ha più senso. Fino a quando la retorica sarà l’unica risposta che daremo a Pechino vorrà dire che stiamo bene – o che in fondo ci conviene – così: cornuti e mazziati. Senza lavoro e pure intossicati.

(Analisi Cina)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *