Al via l’Agenda Digitale

By Redazione

luglio 26, 2012 politica

La ripresa dei lavori si attende per settembre, passata la calura estiva, ma un punto particolarmente importante è stato segnato durante la giornata di ieri per il cammino di dell’Agenda Digitale. Il primo marzo 2012 veniva istituita la Cabina di Regia per l’Agenda Digitale Italiana con il compito di definire la strategia italiana per attuare gli obiettivi definiti all’interno della Strategia EU2020. A quattro mesi di distanza, la Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera ha approvato il testo unico Pd, Udc e Pdl per l’Agenda Digitale italiana.

Relatrice del testo, Deborah Bergamini, deputata del Pdl, che abbiamo sentito per capire quali sono gli obbiettivi da raggiungere e cosa cambierà nel concreto nel prossimo futuro. «L’approvazione testo dell’Agenda Digitale italiana – afferma Bergamini – arriva finalmente, dopo mesi di lavoro fruttuoso. È il risultato della convergenza in un testo unico di due proposte di legge, una a firma Gentiloni e Rao e una a firma Palmieri. Il testo è stato discusso, emendato e approvato dalla Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. Si tratta di un tema sul quale il governo ha posto l’accento in molteplici occasioni. Questo testo è di particolare importanza non solo perché va a costituire uno strumento di lavoro condiviso da tutte le forze parlamentari, ma anche perché è la base per dare impulso al funzionamento della Cabina di Regia che venne istituita dal governo e che fino ad ora non ha avanzato proposte».

Il testo approvato in Commissione si compone di 32 articoli, ma è possibile in qualche modo suddividerli in tre macroaree: accesso alla rete, impresa, pubblica amministrazione. «In primo luogo – spiega Bergamini – grande attenzione è stata dedicata al sistema delle infrastrutture, perché il paese si trova in una situazione di ritardo rispetto all’accesso alla rete, anche per quel che concerne gli oneri burocratici a questo collegati. Abbiamo anche previsto degli aiuti per fare in modo che anche i meno abbienti possano accedere alla rete, anche attraverso la rottamazione dei device digitali ormai obsoleti. Quello che vogliamo fare è garantire l’accesso universale alla rete, ma per ottenere questo risultato bisogna passare necessariamente per le infrastrutture».

Altro punto al quale il testo dedica grande attenzione, è quello dello sviluppo economico, rispetto al quale Bergamini afferma: «Le imprese italiane costituiscono un patrimonio di grande inventiva e versatilità, al quale però corrisponde una scarsità di incentivi, una fitta rete di burocrazia e aggravi fiscali. Fondamentale è quindi il sostegno che con questo testo intendiamo fornire alle start-up, alle imprese innovative». «Può sembrare paradossale – continua – ma il nostro modello di produttività, il tessuto produttivo italiano, fatto di piccole e medie imprese snelle e flessibili, è in realtà il più adatto ad allinearsi con le nuove tecnologie. Noi però dobbiamo dar loro questa possibilità.

E ancora una volta il passaggio dalle infrastrutture è obbligato». Come terzo punto, non certo per importanza, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, «un tema sul quale – precisa Bergamini – i due governi Berlusconi fecero tantissimo. Ricordiamo nel 2004 il Codice dell’Amministrazione Digitale, con il ministro Lucio Stanca, e tutta l’attività portata avanti dal ministro Renato Brunetta. Ora, a quelle intuizioni, segue l’applicazione pratica. E noi abbiamo cercato anche di accelerare questo processo di applicazione, fissando scadenze precise in modo da poter superare le resistenze». Quali saranno i prossimi passi dell’Agenda Digitale? Il testo approvato dovrà prima passare per le Commissioni competenti e poi approderà in aula.

«Questo – commenta Bergamini – a meno che non decidiamo di chiedere che passi direttamene alla Legislativa. Il nostro obbiettivo è infatti quello di cercare di mantenere il passo rapido che siamo stati in grado di sostenere fino a questo momento. Siamo i primi a volere una rapida attuazione dell’Agenda Digitale proprio per l’impatto che avrebbe sullo sviluppo e la modernizzazione del paese».

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