Perché Netanyahu accusa Hezbollah

By Redazione

luglio 25, 2012 Esteri

In Medio Oriente la situazione diventa di giorno in giorno più critica e l’attentato ad alcuni turisti israeliani avvenuto in Bulgaria – che a quarant’anni dal massacro di Monaco aumenta anche i timori per la sicurezza dei Giochi Olimpici di Londra – potrebbe essere una scintilla pericolosa. Il governo israeliano legittimamente rivendica la necessità di una dura risposta: cambiano molto le cose però se tale reazione sarà sottotraccia (come in generale si sta gestendo la tensione con l’Iran), ovvero se la reazione prenderà vie più esplicite, apertamente militari.

La presa di posizione di Netanyahu è stata immediata, per alcuni troppo vicina al momento del fatto per essere pienamente fondata; ma in realtà la logica politica non segue strade lineari e forse – spero di non venire smentito già in queste ore – la dura presa di posizione del Primo Ministro israeliano, seguito dal governo degli Stati Uniti, potrebbe far sì che non si arrivi allo scontro aperto; in politica ciò che si dice a volte non è troppo importante, anche in momenti così traumatici; valgono di più gli ambiti, i destinatari, il pubblico che ascolta.

Il dito è puntato esplicitamente su Hezbollah, con l’Iran sullo sfondo; ma la preoccupazione è anche quella della frana incontrollata in Siria. Di fronte a un attentato su cui si continuerà a indagare, e che comunque era stato preceduto da altri episodi (queste le basi di fondatezza della “veloce accusa” di Netanyahu), il dito puntato per un attentato diventa il segnale di allerta anche per altri problemi; come a dire “Siate stati voi o no, siete nel nostro mirino; sappiamo quello che potreste fare”.

Logica da guerra, che noi – abituati dai tanti anni di pace europei – abbiamo difficoltà a fare nostri, ma che dobbiamo capire se vogliamo stare realisticamente in quella situazione. La preoccupazione che pare più forte è quella che dalla Siria arrivino ad Hezbollah – in Libano – armi chimiche. E i segnali che giungono da questo nemico sono inevitabilmente ambigui. “In un video-discorso trasmesso mercoledì sera dal bunker dove vive rintanato dal 2006, il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha celebrato il sesto anniversario della “vittoria divina” del 2006 contro Israele. “Stiamo preparando una grossa sorpresa per Israele” ha detto Nasrallah, senza peraltro fare alcun riferimento all’attentato in Bulgaria avvenuto.(..)” (da Israele.net).

Al tempo stesso Maurizio Molinari sulla Stampa riportava nei giorni scorsi una dichiarazione interpretabile come presa di distanza dall’attentato bulgaro, e ciò veniva letto proprio come tentativo di “mettersi al riparo” da eventuali rappresaglie; in questo senso la dura accusa di Netanyahu potrebbe aver ottenuto qualche risultato. Comunque oggi al centro di tutto sta quel dramma che stiamo vivendo da mesi, con l’angoscia di dover intervenire, con l’angoscia di non poterlo fare. La fine di Assad e soprattutto il futuro della Siria diventano decisivi per poter tentare di mantenere la conflittualità medio orientale entro limiti ragionevoli, o – meglio dire – “tollerabili”.

Il fatto che anche dalla Russia – forse – comincino ad arrivare segnali che intendono la fine di Assad vicina, crea un minimo di speranza per una “uscita controllata” dalla crisi, anche al fine di evitare una vittoria del fondamentalismo islamico a Damasco. Riuscire a gestire questo passaggio drammatico sarebbe un segnale forte anche contro i vertici di Teheran e a favore del popolo iraniano. La strada è però molto stretta.

(Qdr magazine)

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