I pirati anti-pirateria

By Redazione

luglio 25, 2012 Esteri

Parte in automatico prima che inizi ogni film che si guarda in Dvd, comodamente seduti sul divano di casa. Quel famoso spot anti-pirateria, di una trentina di secondi circa, molto cupo e sincopato, che mette anche un po’ paura quanto parte all’improvviso. Non lo puoi saltare, lo devi guardare per forza. Il che è anche abbastanza ridicolo, dal momento che la ramanzina sulla pirateria se la deve sorbire proprio chi sta guardando il Dvd o chi magari ha pagato per godersi un film al cinema.

È un po’ come il prete che ti ricorda di santificare le feste quando sei a messa. Con quello spot ci hanno fatto sentire tutti ladri. No, tranquilli, non ruberemmo mai un’auto, una borsa o un televisore. Per quel che vale, non ruberemmo mai neanche un Dvd. Sì, ne abbiamo visti di film piratati, ne abbiamo visti in streaming e andiamo regolarmente su Youtube per vederci spezzoni di film e a volte anche film interi, o anche solo per ascoltare musica ogni volta che ci va. Ma dopo una recente sentenza del tribunale di Amsterdam possiamo sentirci tutti più puliti. Cosa è successo? Andiamo per ordine.

Nel 2006 un certo Melchior Rietveldt, musicista olandese che vanta qualche apparizione sul piccolo schermo, compone un pezzo per una pubblicità anti-pirateria, che doveva essere utilizzato in un festival cinematografico locale. Nel 2007, Rietveldt acquista il Dvd di Harry Potter. Torna a casa, lo mette su e si siede comodamente sul divano. Ma accade qualcosa che non aveva previsto: appena prima dell’inizio del film, parte una pubblicità anti-pirateria, con la musica che lui stesso aveva composto nel 2006. Sì, si tratta proprio di quella musica incalzante e ritmata che siamo ormai abituati a riconoscere da tanto tempo.

A quel punto Rietveldt pensò che qualcuno gli dovesse un bel po’ di soldi per quell’utilizzo non autorizzato. Così andò alla Buma/Stemra, una sorta di Siae olandese, che curava i suoi interessi dal 1988, e chiese i soldi che gli spettavano. Ricevette un pagamento pari a 15000 euro, con l’impegno di ricevere una lista di tutti i Dvd per i quali era stata usata quella musica da lui composta. La lista non arrivò mai. Dopo ulteriori richieste, nel 2011 ricevette un secondo pagamento di 10000 euro. Seguirono altre dispute legali e bagarre da tribunale. Rietveldt sosteneva che avrebbe dovuto ricevere 164,974 euro.

L’epilogo della vicenda, lo scorso giugno, quando il tribunale di Amsterdam ha dichiarato che la società che la Buma/Stemra ha torto, è stata negligente. Non ha dato al musicista olandese tutti i soldi che avrebbe dovuto ricevere. Le ha comminato una multa di 20000 euro e le ha ordinato di impegnarsi a corrispondere a Rietveldt la somma dovuta e tenerlo informato su tutti gli aggiornamenti del caso. Se Rietveldt dovesse effettivamente ricevere tutti i soldi che gli sono dovuti, entrerebbe in possesso di una somma di denaro pari a circa 15 anni di lavoro di un impiegato.

E questo per un breve stacchetto musicale che ha composto otto anni fa. Secondo la norma vigente è certamente giusto. Ma la sensazione è che il diritto d’autore, così regolato, somigli sempre di più ad un vitalizio.

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