I media dimenticano Romey

By Redazione

luglio 24, 2012 Esteri

Mitt Romney ha iniziato il suo primo viaggio all’estero, in veste di candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Qualcuno se ne è accorto? Pare proprio di no. I media non ne parlano. Eppure, appena quattro anni fa, un altro candidato alla presidenza, Barack Obama, viaggiò in Europa e Medio Oriente. E fu trattato da leader.

Durante la sua visita alle truppe in Iraq già appariva in veste di comandante in capo. Il suo discorso a Berlino era stato coperto dai media quanto Kennedy e Reagan nelle loro storiche orazioni alla Porta di Brandeburgo. Obama, insomma, era già presidente prima ancora di diventarlo. Romney, al contrario, potrebbe non diventare presidente nemmeno se dovesse essere eletto dalla maggioranza degli americani. Le televisioni e gli organi di stampa stanno, già da ora, staccandogli la spina.

Merito del doppio-pesismo dei media “mainstream” americani ed europei, pronti ad incoronare i capi di Stato democratici e maledire i repubblicani, in ogni occasione, almeno da mezzo secolo a questa parte. Ma merito anche degli stessi uffici stampa repubblicani? Lo stile della destra americana nella politica estera è sempre stato più sobrio. Anche per motivi nazionali: all’interno ci si divide fra destra e sinistra, all’estero è solo l’America che conta.

Quindi un candidato repubblicano che dovesse criticare troppo il presidente in carica, sarebbe inaffidabile. Secondo i Democratici, non si tratta di sobrietà quanto di mancanza di argomenti. La campagna di Obama insiste su questo punto: Romney non ha obiezioni possibili contro un presidente che ha ucciso Bin Laden, assicurato la protezione ai cittadini americani e contribuito a cambiare il volto del Medio Oriente. Eppure Mitt Romney ha criticato eccome (e usando toni forti) la politica estera del presidente. Perché dovrebbe scegliere il silenzio proprio adesso? Forse sono i contenuti della politica estera di Mitt Romney a dare scandalo e quindi ad essere tenuti sotto traccia dai media. Perché, già solo dalla selezione delle tappe e dall’agenda degli incontri, si capisce dove il repubblicano vuole andare a parare.

Si recherà, prima di tutto, a Londra, dove parteciperà all’inaugurazione delle Olimpiadi, sicuro. Ma ribadirà anche (come ha anticipato più volte) la “relazione speciale” fra gli Usa e la Gran Bretagna. Un pilastro della politica estera che Obama ha eroso. Poi andrà in Israele, dove si incontrerà con il premier, suo amico ed ex socio in affari, Benjamin Netanyahu. Un altro personaggio “maledetto” dai media e tenuto letteralmente sull’uscio della Casa Bianca da Obama. Andrà anche in Palestina, dove però incontrerà il premier Fayyad: un moderato, quindi un palestinese che non piace ai media che privilegiano i “resistenti”. Infine andrà in Polonia, nazione sacrificata dall’attuale presidente sull’altare delle buone relazioni con la Russia. E chi vi incontrerà?

Lech Walesa, questo “scomodo sovversivo” che dopo aver liberato il suo Paese pretende pure di liberare l’Ucraina dal giogo russo. Paradossalmente, incontrando gli alleati tradizionali degli Stati Uniti, Romney compie un gesto politicamente scorretto. Che non piace agli intellettuali e dunque deve essere silenziato dai media.

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