Di Pietro? No grazie

By Redazione

luglio 22, 2012 politica

La Presidenza della Repubblica ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura di Palermo per la vicenda delle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia.

“Se l’intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata. Secondo la nostra posizione, per altro confortata da illustri studiosi, se l’intercettazione è rilevante nei confronti della persona intercettata, allora è legittima”. Così Ingroia, tra un editoriale per L’Unità e un congresso di partito.

“Ritenuto che, salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione, le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione”. Così il Presidente, presumibilmente – diciamo – confortato da studiosi come minimo altrettanto illustri di quelli consultati dal PM palermitano.

Evidentemente c’è una difformità interpretativa. Nel nostro ordinamento per casi come questi c’è un solo modo per risolvere la questione: sentire cosa ne pensa la Corte Costituzionale. E questo ha deciso di fare Napolitano a tutela innanzi tutto delle prerogative dei suoi successori, richiamandosi esplicitamente all’insegnamento di Einaudi.

Non ci sarebbe nemmeno da parlarne se non fosse intervenuto l’ineffabile Di Pietro, che ha pensato bene di attaccare Napolitano con il linguaggio che gli si confà, quello allusivo, che una persona per bene non userebbe mai. “Ci auguriamo che nessuno, qualunque carica rivesta, interferisca con l’Autorità Giudiziaria nell’accertamento della verità” ha dichiarato; per poi concludere che “IdV si schiera senza se e senza ma al fianco dei magistrati palermitani”.

Sarà che l’esperienza mi ha insegnato che ogni volta che ogni volta che qualcuno usa la formula “senza se e senza ma”, è altamente probabile che “se” e “ma” ce ne siano parecchi, ma trovo questo ennesimo distinguo inaccetabile. Nel merito e nel metodo.

Capisco che il liberale Einaudi per uno come Di Pietro deve risultare assai indigesto. Capisco che Ingroia è in odore di candidatura (con lo stesso Di Pietro o con il sodale Vendola). Ma almeno la conoscenza della Carta e delle prerogative del Capo dello Stato da un ex Pm, peraltro laureatosi in Giurisprudenza a velocità supersonica (e da studente lavoratore!), ce le si aspetterebbe. E bene ha fatto Marco Meloni a dare a Tonino le ripetizioni di cui necessita.

I casi sono due: o l’On. Di Pietro mette il proprio tornaconto politico davanti alle norme, oppure voleva solo favorire un ex collega. In entrambi i casi un ottimo motivo per archiviare definitivamente l’idea di farci un governo insieme. Vero Bersani?

(Qdr magazine)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *