Quella rivoluzione liberale tradita

By Redazione

luglio 18, 2012 politica

Tra i tanti dibattiti nei quali i politici del Pdl affogano il loro bisogno estivo di trovare refrigerio dall’afa e dalle sindromi di autopercezione mediatica, da qualche giorno sta prendendo piede quello sullo “spirito del ’94” e sulla mancata “rivoluzione liberale” berlusconiana; complice l’annuncio del ritorno in campo del Cavaliere e le sparate smentite, poi confermate e poi ri-smentite su  un’ipotetica rifondazione di Forza Italia. Ovviamente, sono alcuni degli ex azzurri a porsi il problema e, dopo esserselo posto, a concludere che è meglio rifare Forza Italia, accompagnare alla porta gli ex An e tornare ad avere le mani libere per fare quello che è stato impedito loro di fare dalle “squadracce” di missini ripuliti.

Ora, francamente, di tutte le cose che si possono rimproverare agli ex colonnelli di An, quella di essere stati la causa della rivoluzione abortita sfiora il ridicolo. Anzi, se una critica radicale a loro va fatta (e viene fatta da più parti di quell’arcipelago ribollente di destra in diaspora) è proprio quella di essere entrati nel Pdl come bottiglie vuote, senza nemmeno un’etichetta che indicasse un contenuto del percorso culturale e politico da cui provenivano per accovacciarsi meglio sotto l’ala protettiva del berlusconismo. E in effetti, alcuni di loro, la funzione di jukebox l’hanno svolta sul serio: una monetina in bocca e via, pronti a cantare tutto quello che uno voleva. In questo senso sarebbero stati i più forti assertori di scelte liberiste se solo dal Pdl  le avessero proposte.

La verità è che il fallimento della rivoluzione liberale è tutta interna alla componente di Forza Italia, altro che storie. Se le politiche economiche del governo Berlusconi  hanno portato la pressione fiscale a livelli feudali, liberalizzato il nulla, mantenuto intatta la spesa pubblica e portato l’ingerenza dello Stato a modelli quasi sovietici, non sfuggirà che al ministero dell’Economia sedeva un certo Giulio Tremonti, che proprio post-fascista corporativista non sembrava essere. E uomini di Forza Italia sono stati quelli che hanno governato i processi decisionali in economia e welfare, e non solo in questo ultimo governo. 

Il punto è che Forza Italia, alla fine, è stato tutto tranne che un partito liberale. Al suo interno di liberali veri ce ne erano tre, forse quattro: Antonio Martino, Marcello Pera, Vittorio Mathieu, Giuliano Urbani e pochi altri, oltre a qualche giovane leva lasciata ai margini dello scenario politico. Il resto di Forza Italia è stato un grande spazio di riciclaggio e di reclutamento di quadri politici democristiani e socialisti che non erano proprio grandi lettori né di Einaudi, né di Isaiah Berlin.

E non si può dimenticare che tra i motivi di fallimento della rivoluzione liberale, c’è stata la resa incondizionata a quello che è stato in questi anni il più statalista dei partiti italiani: quella Lega di Bossi e Calderoli che, tradite le istanze liberali del federalismo costituzionale che Miglio aveva pensato e voluto, si è trasformata nel peggiore dei partiti romanocentrici.

Ora che Berlusconi ha deciso di raccogliere l’ultima occasione per dare corpo alla rivoluzione che questa stagione politica ha tradito  per colpa di molti e non di pochi, diventa necessario ripulirsi dei reduci nostalgici e dei giapponesi nella giungla. Servono nuove idee e nuovi linguaggi e soprattutto nuove persone, perché il 1994 era nel XX secolo e oggi siamo nel XXI. Ora che il Cavaliere ha finalmente capito che gli schemi di gioco li devono fare le poche intelligenze liberali del suo partito (a partire proprio da Antonio Martino), faccia entrare in campo quella generazione di 40-50enni che fino ad oggi ha tenuto in panchina e faccia loro giocare almeno una partita.

Faranno sicuramente meno autogol di quanti ne hanno fatti i fuoriclasse di cui si è circondato, di ogni provenienza e grado. Se invece qualcuno si ostina a voler ridare vita ad uno “spirito del ’94”  più fantomatico che altro, bene: buona seduta spiritica.

(Il blog dell’anarca)

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