Brunetta contesta Moody’s

By Redazione

luglio 17, 2012 politica

Qualcuno sarà contrario ma l’ex ministro Renato Brunetta, dalla caduta del governo Berlusconi, ha continuato a lavorare, cercando di spiegare al grande pubblico le tematiche principali che caratterizzano la crisi. Lo fa ormai da mesi su internet. Commenta le questioni economiche che interessano più da vicino il nostro paese, dall’ormai celebre spread ai provvedimenti di revisione della spesa, passando per i programmi di riforma in discussione a Bruxelles. Tutti i contenuti potete trovarli qui.

Uno delle sue ultime analisi riguarda l’agenzia di rating Moody’s e il declassamento italiano. In una manciata di slide, l’ex ministro chiarisce con estrema semplicità le modalità, le ragioni e le conseguenze di quanto accaduto: “Che cosa ha detto veramente Moody’s” per l’esattezza.

Brunetta sostiene che il downgrade a Baa2 del nostro paese riflette diversi fattori chiave. Innanzitutto, l’Italia è debole e potrebbe essere attirata da Grecia e Spagna nel baratro finanziario. Il mercato lo sente, gli investimenti esteri si riducono e le nostre imprese, quando possono, fuggono altrove. Ciò vuol dire «aumento dei costi di finanziamento e perdita di accesso al mercato». Siamo suscettibili a un duplice rischio e il binomio instabilità politica-default fanno temere il peggio. Moody’s ritiene che la situazione economica resterà difficile ancora per un certo numero di anni, mentre gli eventi di Atene e gli aiuti richiesti dalle banche spagnole influenzano il giudizio sul rating. È in questo contesto, afferma l’ex ministro, che entra in gioco il debito pubblico italiano e «la significativa esigenza di finanziamento di 415.000.000.000 di euro (25% del PIL) nel 2012-13». Date le dimensioni del nostro sistema finanziario il fondo salva-stati, di cui tanto si parla, potrebbe non bastare. Un’altra minaccia.

La strada dell’Italia è in salita. I dati relativi alla crescita e alla disoccupazione non sono buoni e rendono difficile centrare gli obiettivi di consolidamento fiscale annunciati dal governo. Ecco il secondo fattore. Si legge che «il mancato rispetto di tali parametri potrebbe a sua volta indebolire la fiducia dei mercati, aumentando il rischio di una brusca frenata dei titoli di stato». L’agenzia di rating afferma che l’Italia difficilmente rispetterà il piano di pareggio di bilancio fissato per il 2013, ma che questo non sarà raggiunto prima del 2015.

Moody’s, aggiunge Brunetta, apprezza l’impegno del governo Monti. Fa sapere che la direzione dei tecnici è quella giusta. «Hanno proposto e stanno legiferando un programma di riforma che ha il potenziale di migliorare materialmente la crescita a lungo termine e le prospettive fiscali». Risanamento dei conti, tagli della spesa, ma le contingenze in cui ci troviamo non permetto giudizi positivi. Spiacenti. L’Euro, la sua crisi e il nostro destino restano un’incognita.

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