Il Cav frena su Forza Italia

By Redazione

luglio 16, 2012 politica

Nel pomeriggio è arrivata la rettifica: «Nell’intervista apparsa sul giornale Bild, l’idea del cambio di nome dal Popolo delle Libertà a Forza Italia è stata equivocata trattandosi, com’è logico ed evidente non già di una decisione assunta, ma solo di un’idea, di una proposta, da discutere e da verificare nelle sedi proprie». Con queste parole Silvio Berlusconi ha compiuto una parziale marcia indietro rispetto a quanto apparso sul quotidiano tedesco. Ma per quanto non ci sia ancora nulla di deciso, il Cavaliere medita un restyling del partito. Sia per quanto concerne il nome, che non gli è mai piaciuto, sia per quel che riguarda i contenuti.

La tentazione di rilanciare la rivoluzione liberale è forte. Temi storicamente lontani dal patrimonio genetico degli ex An. Che, difatti, sono entrati in subbuglio. «È evidente che non si può ritornare né al marchio, né al simbolo di Forza Italia», ha affermato Alfredo Mantovano. Che ha posto anche un problema che sembrava essere stato liquidato nel giro di poche ore: «Il fatto che si sia passati dal candidato premier Alfano a Berlusconi, non significa l’automatica cancellazione delle primarie».

Niente liberalismo nemmeno per Fabio Rampelli, che pur condivide l’esigenza di cambiamento sollevata dall’ex premier: «L’Italia di domani chiede un partito di centrodestra vero, ispirato al popolarismo europeo, al gollismo, al conservatorismo e alle tradizioni nazionali». Tra i più duri tra gli uomini con un passato in Alleanza Nazionale è sicuramente Giorgia Meloni. Che affida a Twitter la sua secca opinione: «Io in Forza Italia non ci vado. Alleati sì, sottomessi mai». Ammorbidisce i toni Massimo Corsaro, vicecapogruppo alla Camera: «Era più facile passare da Forza Italia al Pdl che da An. Se il tentativo è quello di tornare indietro, io dico che non spingerò per il ritorno ad An, io credo nel Pdl».

Nonostante le sfumature di tono e la smentita, le parole di Berlusconi hanno creato enorme scompiglio nell’ala destra del partito. Le cui preoccupazioni erano emerse già da qualche settimana, allorché il Cavaliere aveva meditato la creazione di un listone civico da affiancare alla creatura del predellino. «Se volete smontare il Pdl sappiate che noi un partito lo mettiamo in piedi in due settimane. A voi occorreranno anni» avrebbe detto un furioso Ignazio La Russa ai colleghi forzisti in uno dei tanti vertici che si sono tenuti nei giorni scorsi. Una minaccia che sembra più uno spauracchio che la denuncia di un’intenzione.

I post-missini sono tra i più preoccupati dall’eventuale disgregazione del partito. Ma non possono tollerare il ritorno – anche se solo iconografico – di una storia della quale non si sentono parte. Va bene il ritorno di Berlusconi, ma il percoso deve essere quello che si stava faticosamente tracciando insieme ad Angelino Alfano.

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