Monti e la questione nazionale

By Redazione

luglio 13, 2012 politica

Il pensiero unico politicamente corretto ha parlato. Ed ha sentenziato che se mai Silvio Berlusconi dovesse riscendere in campo alla guida del centro destra alle prossime elezioni, le Cancellerie europee avrebbero un’arma in più contro il nostro paese e gli speculatori internazionali andrebbero a nozze giocando sul rialzo perenne dello spread.

Il puntello di una sentenza del genere è stata l’affermazione di Mario Monti secondo cui al G20 di Cannes l’Italia, allora rappresentata da Silvio Berlusconi, subì un trattamento ai limiti dell’umiliazione. Al punto che il presidente del Consiglio dell’epoca, benché non sfiduciato dal Parlamento, fu costretto a gettare la spugna ed a preparare il terreno alla formazione del governo tecnico voluto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e realizzato da Mario Monti.

La sentenza del pensiero unico politicamente corretto, in realtà, è stata la reazione immediata ed istintiva all’annuncio della possibile decisione di Berlusconi di tornare a guidare in prima persona la prossima campagna elettorale del Pdl. Dovendo commentare la faccenda, i nemici del Cavaliere hanno preso a pretesto le battute di Monti per sviluppare l’argomento da campagna elettorale con cui contano si arginare l’ennesima discesa in campo berlusconiano. Cioè la tesi che l’Italia è danneggiata a livello internazionale dalla presenza sulla scena pubblica del leader del centro destra.

Si è trattato, allora, di una scontata strumentalizzazione elettoralistica. Ma il pensiero unico l’ha trasformata in una verità incontestabile, in un assioma che non ha bisogno di dimostrazione di sorta. A conferma, però, che è proprio questo pensiero unico che blocca ogni forma di analisi e discussione a costituire la vera gabbia di ferro in cui è rinchiusa la società italiana senza alcuna possibilità di respirare in maniera libera ed autonoma. 

In un paese privo di una cappa intellettuale così angusta e schiacciante le parole di Monti avrebbero dovuto innescare un ben diverso dibattito. Incentrato sulla considerazione che l’umiliazione al G20 di Cannes aveva come pretesto immediato la presenza di Berlusconi ma come obbiettivo di fondo quella della marginalizzazione dell’Italia e della definitiva cancellazione della sua sovranità e dignità. 

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