Legge elettorale: fumata nera

By Redazione

luglio 12, 2012 politica

Tutto fermo. Il comitato ristretto sulla legge elettorale, riunitosi nel pomeriggio di ieri in Senato, si aggiorna a martedì 17 luglio. Nulla di fatto. L’organo guidato dal presidente della I commissione, Carlo Vizzini, prende atto della difficoltà incontrata dai partiti a inoltrare proposte unitarie di riforma. I contrasti interni impediscono di parlare con una sola voce ed è per questo che, allo stato attuale, esistono in tutto trentacinque ddl, trentacinque idee diverse su come andare a votare. Ma nessuna di queste rappresenta un intero partito. 

Luigi Zanda del Pd, uno degli undici membri del comitato, spiega che in questi giorni si procederà alla verifica delle differenti posizioni. «Solo il nostro partito ha le idee chiare con il doppio turno», afferma. La destra si organizza. Berlusconi convoca un vertice a Palazzo Grazioli, cercando di sciogliere i nodi che si sono creati nel Pdl. Sul tavolo le riforme al vaglio del Parlamento, la probabile candidatura dello stesso Berlusconi. Parla uno dei relatori della commissione, Lucio Malan (Pdl), chiarendo che l’auspicio è di arrivare a martedì con una strategia il più possibile condivisa. «Speriamo di avere qualcosa su cui votare, altrimenti potremmo presentare due testi completi o solo punti su cui i gruppi potranno poi esprimersi».  

Preferenze si, preferenze no. Collegi uninominali di dimensioni ridotte alla spagnola, sbarramento al 5% come in Germania o proporzionale. Gli elementi in gioco sono sempre gli stessi e c’è chi scommette sulla lunga vita del Porcellum. Gran parte del Popolo della Libertà è orientata verso il ripristino delle preferenze, con un premio di maggioranza da assegnare nell’ambito di una legge elettorale proporzionale. Un adattamento del modello ispano-tedesco. Le idee restano però confuse. 

L’unica certezza del Pd, come detto, è il doppio turno. Pensano a un sistema di voto che assegni il 40% dei seggi con il maggioritario, in collegi uninominali. Bocciano le preferenze e spiegano che la reintroduzione di questo meccanismo spalancherebbe le porte al clientelismo, soprattutto nel meridione, e farebbe lievitare in modo esponenziale i costi delle campagne elettorali. Al comitato restano meno di dieci giorni per presentare un testo e la faccenda si complica se si inserisce la variabile del presidenzialismo. Vizzini lavora per raggiungere la massima maggioranza possibile, ma il giudizio finale su tutta la vicenda – afferma – lo daranno gli elettori. «Non è più il momento delle bandierine». Il tempo stringe.

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