Acta: il ritorno? Falso allarme

By Redazione

luglio 11, 2012 Esteri

A una decina di giorni dal no dell’Europarlamento all’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), è partito un altro grido di allarme dal web. Stavolta il protagonista è un editorialista del Toronto Star, Michael Geist. Il nuovo acronimo contro il quale si punta il dito è CETA, che sta per Canada – EU Trade Agreement. Si tratta di un trattato commerciale tra Canada e Unione Europea che, secondo alcuni, farebbe tornare in auge le norme previste dall’ACTA, che sarebbero così uscite dalla porta semplicemente per rientrare dalla finestra i una forma diversa.

Secondo Geist, la Commissione europea intenderebbe in questo modo rendere inoffensiva la bocciatura dell’ACTA, facendo sì che vengano riproposte le stesse norme rigettate durante il voto del Parlamento lo scorso 4 luglio. Secondo Jérémie Zimmermann, tra i cofondatori del gruppo La Quadrature du Net (i cui componenti sono stati impegnati in prima linea per far sì che gli europarlamentari bloccassero l’iter dell’ACTA), tra i responsabili di questa manovra ci sarebbe Karel De Gucht, Commissario europeo per il Commercio, tra i maggiori sostenitori dell’ACTA, che aveva dichiarato che nonostante il voto negativo dell’Europarlamento e un eventuale parere negativo della Corte di Giustizia dell’Unione europea, si sarebbe comunque dovuto procedere in altra forma, ma senza indietreggiare.

Ma il numero uno del Partito Pirata, Rick Falkvinge, si affretta a raffreddare gli animi e dal suo blog fa sapere che i campanelli d’allarme sulla vicenda CETA sono prematuri. Fa infatti notare che questo accordo è stato redatto lo scorso febbraio, quando la bocciatura dell’ACTA non era ancora nell’aria. Anzi, secondo Falkvinge i molti punti di contatto che si possono rilevare tra i due accordi, sono comprensibili proprio se guardati dal punto di vista opposto: nel febbraio 2012 l’ACTA era dato per certo, come qualcosa di ormai assodato. La bocciatura non poteva essere prevista. L’ACTA era dunque considerato la base per il CETA.

“Oggi – spiega Falkvinge – la realtà appare totalmente diversa. L’Europarlamento sta bena attento a qualsiasi cosa possa somigliare all’ACTA e ha dato alla Commissione europea la sventola del secolo rigettando l’ACTA. Se la Commissione oggi provasse a fare di nuovo qualcosa di simile sarebbe a) in cattiva fede e b) desiderosa di ricevere la sventola politica della storia”.  “Se alla Commissione – continua – pensano di poter ottenere qualcosa del genere dal Parlamento europeo, sono ignoranti e stupidi”. Secondo Falkvinge è quindi molto improbabile che CETA possa passare. Ormai è diventato pericoloso anche semplicemente comparire nella stessa frase in cui compare la parola ACTA. 

Niente panico, dunque. Ma l’immediato campanello d’allarme partito dalla rete fa comunque capire che le antenne di internet sono ben tese a captare qualsiasi movimento che non passi per l’approvazione del popolo del web.

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