Conversione al doppio turno?

By Redazione

luglio 10, 2012 politica

Il Pdl inaugura il catalogo delle novità per l’estate-autunno del 2012: sì al doppio turno come chiavistello per il presidenzialismo. Che le due cose siano collegabili lo hanno dimostrato Gaetano Quagliariello e Renato Brunetta. In particolare è Quagliariello ad apparecchiare la tavola: «La riforma della legge elettorale è il minimo che si possa fare. Noi auspichiamo ancora che si possa anche andare oltre. In un spirito non di parte ma che guardi agli interessi del paese rilanciamo l’abbinamento di elezione diretta del presidente della Repubblica e legge elettorale a doppio turno: è un ultimo appello alla sinistra a non perdere un’occasione a portata di mano».

E Brunetta, sulla stessa scia, precisa: «Non si giustificano le obiezioni pregiudiziali, del tutto strumentali, avanzate da molte forze politiche persino sulla semplice possibilità che il Parlamento discuta di una riforma in senso presidenziale. Anche su questo punto il Pdl ha sempre dimostrato la propria disponibilità a trovare una convergenza, rinunziando alle proprie preclusioni per il sistema elettorale a doppio turno qualora esso sia congiunto con una riforma che preveda l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Del resto, nell’unica grande democrazia che prevede il doppio turno, tale legge elettorale è associata ad una struttura presidenziale della forma di governo».

A via dell’Umiltà insomma Quagliariello e Brunetta si sentono buoni, sono loro a tendere la mano al centrosinistra, che sul presidenzialismo non ci sente. La mossa dei due parlamentari pidiellini però ora è volta a scardinare proprio la resistenza democrats. Il Pd infatti è sembrato più volte incline (in particolare Bersani) a favorire un’apertura sul doppio turno, sistema che in realtà penalizzerebbe in prima battuta il Pdl, che ha un elettorato spesso meno attento e più sbrigativo e che odia le ripetute chiamate alle urne. L’unica condizione posta è quella del presidenzialismo, una prospettiva che non è per nulla gradita al partito di Sant’Andrea delle Fratte. Un gioco a somma zero: ottenere tutto da una parte (doppio turno) per rinunciare a tutto da un’altra (presidenzialismo). Il Pdl prova a giocare d’anticipo sulla pelle del Pd.

Una tattica che potrebbe diventare una strategia a medio-lungo termine. La strategia delle buone intenzioni che al presidente della Repubblica farebbe tanto piacere e che però mette e metterà in difficoltà un partito come quello di Bersani, da sempre lento quando si tratta di prendere decisioni importanti.

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