Grandi opere, grandi tangenti

By Redazione

luglio 9, 2012 politica

Realizzare le infrastrutture costa. Realizzarle in Italia costa di più. Già, perché oltre alle voci consuete di spesa (materiali, manodopera, attrezzature, eventuali spese di bonifica, impatto ambientale…) ce n’è una che pesa più di tutte le altre, e che fa lievitare i prezzi delle nostre opere pubbliche di oltre il 40%  rispetto a quello che costerebbero se venissero realizzate in qualsiasi altro paese del mondo: la corruzione.

A dirlo non sono i No Tav, non sono i No Ponte, né una qualsiasi delle centinaia di sigle dei Nimby a prescindere, quelle secondo cui le opere pubbliche non si devono realizzare «perché no, e basta». Lo ha detto la Corte dei Conti. Ma c’è chi è andato oltre, e si è preso la briga di computare a tavolino a quanto ammonterà in soldoni: è la Cgia di Mestre, secondo la quale le grandi opere pianificate per i prossimi anni costeranno agli italiani 93,6 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero pagato al posto loro i contribuenti inglesi, francesi, tedeschi o spagnoli. Una cifra che corrisponde quasi a sei punti di Pil. 

Ma l’associazione dei piccoli imprenditori e artigiani ha fatto un ulteriore passo avanti, calcolando il costo extra per ogni singolo contribuente italiano. Scoprendo così che ciascuno dei quasi 60 milioni di Mario Rossi sparsi per tutto lo stivale dovrà sborsare di tasca propria 1.543 euro in più per avere le stesse strade, gli stessi ponti e le stesse ferrovie di qualunque altro cittadino europeo.

Il conto è piuttosto semplice. La base di partenza è il programma delle infrastrutture strategiche 2013-2015, redatto dal Governo Monti, sul quale l’esecutivo ha previsto di investire 233,9 miliardi di euro. A questa basta aggiungere quell’extra del 40% che secondo la Corte dei Conti serve a riempire le bustarelle, e il gioco è fatto. E non si tratta sicuramente di un dato confortante, se si considera che, anche al netto degli extra illegali, la realizzazione delle opere pubbliche in Italia è comunque estremamente più costosa rispetto al resto d’Europa.  Secondo un’indagine del 2008 a firma dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp), in Italia i costi medi per un chilometro di autostrada sono più che doppi rispetto alla Spagna. Un altro studio, questa volta redatto da Rfi, stima invece che in Italia un chilometro di rete ferroviaria costi anche il triplo di quanto si spende in Francia o in Spagna. 

Ma quanto ci costeranno le opere pubbliche dei prossimi anni, sempre ammesso che riescano mai a vedere la luce? Ecco qualche esempio dalle tabelle della Cgia: oltre 18 miliardi di euro per i nuovi valichi; 47 miliardi per il Corridoio Plurimodale Padano; 53 miliardi per il Corridoio Plurimodale Tirreno-Nord Europa; 5 miliardi e mezzo per il Mo.S.E. di Venezia; quasi 7 miliardi per il Ponte sullo Stretto di Messina; 50 miliardi per il Corridoio Trasversale e Dorsale Appenninica; 490 milioni di euro per l’edilizia scolastica; 500 per l’edilizia penitenziaria; 1 miliardo e 600 milioni per gli interventi nel comparto energetico. E indovinate chi paga?

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