Veto sul fondo antispread?

By Redazione

luglio 6, 2012 politica

Si sa che l’approvazione dello “scudo antispread”, al vertice europeo di Bruxelles (28-29 giugno 2012), è arrivata dopo dure opposizioni, soprattutto da parte tedesca.

Finito il vertice, il governo finlandese ha detto in una seduta del parlamento di Helsinki, che i finlandesi, assieme ai loro alleati olandesi, tenteranno di bloccarlo.

E’ stato rilevato che i due paesi, come già fatto altre volte, non perdono l’occasione per trincerarsi, in sintonia con i tedeschi, nella presunta linea di gendarmi del rigore, evidenziando così le divisioni in seno all’Europa.

Invece di combattere la speculazione finanziaria, che è il motivo per cui è nato lo scudo antispread, e così rafforzare l’euro, l’unico effetto che essi hanno ottenuto è quello di dare ai mercati l’immagine che l’Unione Europea ancora non esiste.

Qualcuno con una certa malizia si è domandato, fermo restando che anche ministri poco conosciuti hanno il diritto di dire la propria opinione e di erigersi a guardiani del rigore, il perché di queste sortite illogiche, dato che non hanno e non possono avere alcun effetto pratico.  E’ una maniera sempliciona di mettersi in mostra ?  Il cammino dello scudo antispread, infatti, non può essere bloccato.

Contro le affermazioni di Finlandia (che detiene l’1,8 % delle azioni) ed Olanda (5,7 %) hanno preso posizione netta, sia Barroso, presidente della Commissione Europea, che Van Rompuy, presidente permanente del Consiglio, parlando al Parlamento Europeo.

Entrambi hanno affermato che le decisioni al vertice di Bruxelles sono state prese all’unanimità, cioè con il voto favorevole di tutti e 17 i Paesi dell’EuroZona.  Non è sufficiente, quindi, il no, se pur successivo, di alcuni stati per bloccare la decisione presa.  Anche nell’ipotesi di una decisione a maggioranza qualificata (85 %), i due paesi, assieme (1,8 % e 5,7 %), non raggiungerebbero affatto il 15 % richiesto.

Ci si è domandato, per conseguenza, quale sia stato il significato di questa “uscita” di Finlandia ed Olanda.  Alcuni sostengono che sia stata dettata da motivi di politica interna, consapevoli che il loro elettorato è tradizionalmente poco favorevole, per usare un eufemismo, ai paesi mediterranei.  In tutti i casi, si è mostrata, da parte dei due governi, la mancanza di una vera volontà politica di costruire l’Europa.

Come ha detto Van Rompuy, il risultato finale dell’ultimo vertice di Bruxelles “è stato migliore della somma dei suoi addendi”.

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