Totalitarismo, idea dei romani

By Redazione

luglio 6, 2012 Cultura

E’ una parola che non ha praticamente mai cambiato il suo reale significato dal giorno che l’Antico Impero Romano la mise in circolazione. 

È un derivato frequentativo di dico-dicere (dire) e come in un “dettato”, il “dittatore” va dicendo continuamente ciò che bisogna fare, quindi ciò che è già scritto, che occorre fare; le leggi, sono sospese o annullate, senza il minimo valore. 

I Romani inventarono la dittatura per fare proprio questo, agire al di sopra della legge. Il dittatore era il magistrato supremo che nominavano i consoli tra gli antichi romani (il potere esecutivo della Repubblica), con l’approvazione del Senato, in situazioni di pericolo, affinché comandasse come sovrano assoluto.

La dittatura, quindi, impone alle persone di arrendersi al proprio volere. Si trasforma in violenza morale e fisica allo stesso tempo. 

Ora, per me, il potere della dittatura non ha struttura prettamente monolitica, il che significa che non deriva da un’intrinseca qualità dell’individuo che è al potere.

Il potere politico, quello di ogni stato, di ogni associazione, di ogni comunità di persone, indipendentemente dall’ organizzazione strutturale interna, deriva da persone all’interno di esso. Il suo credo fondamentale è che ogni forma di autorità si basa sull’obbedienza del soggetto agli ordini del/i capi. 

Così, se il sottomesso non obbedisce, i leader non hanno alcun potere. Moltissimi organismi di potere dispongono di sistemi efficaci che incoraggiano o, addirittura, estraggono l’obbedienza dai singoli individui. 

I membri, di questi sistemi di dispotismo, dispongono di apparati particolarmente complessi per mantenere i loro sudditi acconsenzienti.

Questi apparati comprendono specifiche istituzioni quali polizia, tribunali, organismi di regolamentazione, networks, ma possono coinvolgere anche la dimensione culturale che ispira obbedienza pretendendo di rendere implicita l’idea che il potere è monolitico a livello, quasi, di culto divino dei faraoni egiziani, della dignità della residenza presidenziale, delle norme etiche e morali, e dei tabù. 

Attraverso questi sistemi, gli individui vengono affrontati con un complesso di sanzioni (reclusione, multe, ostracismo) e ricompense (titoli, ricchezza, fama) che influenzano l’entità della loro arrendevolezza. 

Facebook, è uno di questi sistemi di soggiogazione verso i suoi utenti, e per certi versi è paragonabile al Grande Fratello, dove basta veramente poco per far arrivare un successo nazionale a degli alienati che di quella particolare visibilità sono a caccia.

Facebook, per la stragrande maggioranza di chi vi si abbona equivale a un’opportunità, praticamente identica se non addirittura più estesa, di quella offerta dalla TV per ottenere un facile trionfo a buon mercato costruito sul niente universale, poiché la sola cosa che caratterizza questi ” seekers of success” è proprio quella di appartenere alla categoria dei decerebrati.

Ed è tale agglomerato di acefali ameboidi che si è riversato in facebook, a far dire al suo fondatore frasi assurde, come quelle pronunciate a un convegno sulla tecnologia a Boston : “Il popolo del web mi ha scelto, il popolo del web è l’unico vero sovrano!!”.

Ma, noi tutti, iscritti volontariamente in questa specie di galera mediatica, ricordiamoci che se vogliamo cancellarci da tale gattabuia non lo possiamo, perché al potere di facebook fa comodo, da un punto di vista numerico, potersi vantare delle centinaia di milioni di iscritti, sebbene tra essi vi sia moltissima gente che ne farebbe volentieri a meno e perfino persone morte nel frattempo e che magari non vi accedano da anni.  

Per non contare le centinaia di migliaia di persone che si orientano verso specialisti in tecnologia per tentare, se non proprio di uscirne definitivamente, almeno di “rimuovere” tutti i dati personali inseriti precedentemente “per leggerezza”, e che ora si ritrovano impossibilitati a farlo, perché facebook è una gretta prigione a vita dalla quale, una volta entrati, non se ne esce nemmeno da morti.

Vogliamo parlare, poi, delle limitazioni che impongono alle amicizie che certe volte facebook stesso ti consiglia?

Possiamo trovare iscritti con tremila, quattromila, cinquemila amicizie e, altri, che dopo un attimo vengono bloccati perché ai giudici parziali del network non vanno bene, o li additano come untori di spam. Poi ti chiedono se trovi ingiusta tal sanzione e ti invitano a dire la tua.

Sì, ma senza mai ricevere risposta alcuna. Non voglio più spendere tempo su questa cosa, è altra pubblicità in più per questi nuovi SS della tecnologia virtuale.

Voglio solo ricordare che siamo partiti dall’Antico Impero Romano per arrivare ai giorni d’oggi e quasi tutto è rimasto tale e quale.  Anzi, allora la dittatura era limitata a 6 mesi e, se vogliamo aveva fatto meno guai del previsto quando, tre secoli dopo, col cesarismo coniarono il termine significante dittatura a vita.

Oggi siamo ancora con essa. Non farà per caso comodo a qualcuno?

(totalita.it)

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