Hello democracy, Goodbye Acta

By Redazione

luglio 6, 2012 Esteri

Era nell’aria e alla fine è arrivato. Dopo gli sgambetti delle Commissioni, le proteste, i pareri contrari e l’attivismo del web, il ‘no’ del Parlamento europeo all’Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) era più che atteso e il voto del 4 luglio ha confermato le voci che si sono susseguite durante la settimana che ha preceduto la plenaria di Strasburgo. Una schiacciante maggioranza di 478 voti contrari, solo 39 favorevoli e 165 astensioni ha bloccato il percorso dell’accordo.

Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, e tutte le parti politiche hanno espresso soddisfazione in seguito alla seduta, che ha visto anche un massiccio intervento in presa diretta del popolo del web, il quale ha partecipato virtualmente alla discussione attraverso Twitter.

Secondo David Martin, membro del gruppo dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento europeo, l’ACTA è definitivamente morto. “Nessun intervento d’emergenza – ha detto – nessun trapianto, nessuna cura a lungo termine salverà l’ACTA. È ora di dargli l’estremo saluto”. Una posizione opposta a quella di Karel De Gucht, Commissario europeo per il Commercio, il quale ha reso noto che dopo il parere della Corte di Giustizia europea si deciderà il da farsi. “Con il rigetto dell’ACTA – ha affermato – non scompare certo la necessità di proteggere la spina dorsale dell’economia europea nel mondo: la nostra innovazione, la nostra creatività, le nostre idee, la nostra proprietà intellettuale”.

È dunque difficile e forse ancora presto per capire cosa esattamente accadrà nei prossimi mesi. È chiaro che c’è ancora da aspettare il parere della Corte, ma c’è già chi afferma che questo ‘no’ non avrà particolari ripercussioni, dal momento che le diverse legislazioni degli Stati membri sono in molti casi anche più restrittive e punitive di quanto l’accordo plurilaterale avrebbe previsto. Quello che traspare in modo piuttosto chiaro è che qualcosa dovrò pur essere fatta, perché la volontà di proteggere la proprietà intellettuale e combattere il fenomeno dilagante della pirateria on line è comune a politica e industria.

L’Acta non verrà quindi ratificato, ma non va dimenticato che gode dell’appoggio di Stati Uniti, Australia, Canada e Giappone. A livello internazionale, la spinta ad operare una stretta sulla diffusione e la riproduzione di contenuti protetti da copyright sul web è fortissima e non sembra destinata ad affievolirsi. Ma il business che si è venuto a creare intorno alla pirateria on line ha un peso forse altrettanto determinante, come dimostra un recente studio Google che ha passato in rassegna i sei modelli di business più diffusi per la violazione del copyright.

Tra le star internazionali del mondo della musica che si sono apertamente schierate a favore della protezione del diritto d’autore, anche Dr Dre, che ha affermato che non ci sarà una futura generazione di rapper a causa della pirateria e del concetto ormai diffuso che gli artisti debbano mettere a disposizione il loro lavoro gratuitamente. È bene ricordare, però, che Dr Dre non parla solo da artista, ma anche da produttore discografico e imprenditore, nonché talent scout. Fu proprio lui, infatti, a lanciare la stella di Eminem (ma non solo) nel firmamento del rap ed è proprio lui una delle persone che hanno più da perdere in quel calo del 55% negli ultimi 10 anni che ha colpito l’industria discografica statunitense.

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