Monti e Scalfari rileggono Einaudi

By Redazione

luglio 5, 2012 politica

Due autorevoli citazioni di Luigi Einaudi nell’arco di due giorni, ma di segno completamente opposto, meritano qualche considerazione. «Il pensiero economico tedesco è molto simile a quello di Luigi Einaudi», ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, durante la conferenza stampa al termine dell’incontro con la cancelliera Merkel, a voler sottolineare la possibile e auspicabile sintonia tra Italia e Germania sul modello economico di riferimento.

Una bestemmia, oppure c’è del vero? In effetti, i pilastri del rigore tedesco – il principio del pareggio di bilancio, che l’economista italiano già nel secondo dopoguerra voleva fosse inserito nella nostra Costituzione; l’avversione per la “monetizzazione del debito” tramite l’inflazione da parte degli stati, con il conseguente ruolo della Bce, cui non è permesso andare in soccorso dei debiti sovrani in difficoltà – si ritrovano nel pensiero einaudiano.

Non solo per ragioni economiche, ma anche etiche, di tutela delle libertà degli individui presenti e futuri, Einaudi riteneva che il principio dell’economia della spesa dovesse essere a fondamento delle politiche di bilancio e dell’uso della leva fiscale da parte dei governi; che non si dovesse fare ricorso al debito pubblico per finanziare la spesa pubblica corrente; e che l’inflazione fosse inaccettabile, non solo in quanto causa di instabilità monetaria, ma anche come forma di signoraggio e depauperamento del risparmio dei cittadini ad unico vantaggio dello stato.

Se, dunque, ci sono dei punti di contatto tra i principi economici e di finanza pubblica a cui la Germania oggi appare così ossessivamente ispirarsi e il pensiero einaudiano, allora i liberali attratti da un certo spirito anti-tedesco, dominante in questi mesi di crisi dell’Eurozona, dovrebbero rifletterci bene prima di aderirvi. Ma Einaudi (presidente della Repubblica dal 1948 al 1955) viene più volte citato anche da Eugenio Scalfari nella lunga e aulica lenzuolata in cui racconta del suo recente incontro con il presidente Napolitano a Castel Porziano. Qui viene fatto un uso distorto e strumentale della sua figura.

Accostandolo al grande economista, infatti, Scalfari attribuisce all’attuale capo dello stato (nonché rinnova a se stesso) una fasulla patente di “liberale”. E nel contempo riesce anche ad iscrivere Einaudi in quel club di sacerdoti-guardiani della Costituzione ospitato da Repubblica. Decontestualizzato, l’Einaudi citato dal fondatore di Repubblica, che include tra i suoi compiti quello di «trasmettere intatte le prerogative costituzionali del capo dello stato ai suoi successori», diventa un Oscar Luigi Scalfaro, un Napolitano nella migliore ipotesi, pur essendo stato in realtà molto distante da entrambi sia per il pensiero economico sia per la sua visione della Costituzione.

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