L’incertezza del salva-spread

By Redazione

luglio 5, 2012 politica

È un’idea italiana l’utilizzo dei Fondi europei di stabilizzazione per acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà, ma “virtuosi”in termini di finanze pubbliche, e in particolare di norme di bilancio. Doveva restare riservata perché non era ancora un’ipotesi del tutto strutturata né discussa con i partner europei. Era un’idea che si doveva approfondire al vertice di Roma e poi al successivo Consiglio Europeo di fine giugno. La stampa anglosassone, invece, l’ha rivelata in occasione del G 20 di Los Cabos, annunciandone, addirittura, l’entità della somma, in realtà mai prevista, di 745 miliardi di euro.

Secondo l’idea di Monti, gli istituti bancari dei paesi “virtuosi”, possono avere un accesso diretto al fondo europeo salva-stati per comprare bond sul mercato secondario e così raffreddare i mercati (gli alti e bassi degli spread).  In altri termini, quando il differenziale di rendimento con i Bund tedeschi avesse superato un certo livello, in modo da evitare la speculazione.

Ma non appena diffusasi la notizia, messa in circolazione dagli inglesi, è intervenuto il vicepresidente della Commissione europea, il finlandese Olli Rehn, tramite il suo portavoce, con una rapidità che lascia perplessi, affermando, con una qual ironia, che la proposta “è un paracetamolo finanziario, che attenua il malessere, ma non risolve le cause strutturali”.  

È stato, però, evidenziato che, se un malato ha la febbre a quaranta, non usare subito la tachipirina che ha in casa, può rivelarsi una sciocchezza irreparabile. Anche perché tutelare i paesi “virtuosi” dalla speculazione, significa difendere l’euro e, quindi, in ultima analisi, i paesi più ricchi avrebbero aiutato anche se stessi.

La cancelleria tedesca Angela Merkel, anch’essa intervenuta subito, ha ribadito che l’acquisto dei bond da parte dei Fondi salva-stati è, certo, una possibilità teorica, dato che è previsto negli statuti, ma che, a suoi avviso, non esistono “piani concreti” in questo senso.  La Germania pretenderebbe di condizionare le scelte dei governi aiutati, “commissariandoli”, come già avvenuto con Portogallo, Irlanda e Grecia.

Il direttore del principale quotidiano economico tedesco, Gabor Steingart, intervistato in proposito, ha detto che, pur comprendendo bene le ragioni della Merkel, sarebbe necessario avere una visione più larga ed uscire da un orizzonte ristretto. Ha inoltre precisato che “non ci si può fare i muscoli, digiunando”.

Ed è anch’essa un’idea italiana, quella dell’euro progetbond. Per unire, cioè, stabilità finanziaria e crescita, l’Europa potrebbe finanziare la realizzazione di importanti infrastrutture finalizzate alla sviluppo, con obbligazioni comuni, garantite congiuntamente dai paesi membri.

Ma neanche al vertice a quattro di Roma è stata approfondita con calma la tematica dello scudo antispread perché la Merkel, pur di avere la certezza di assistere alla partita degli europei di calcio Germania-Grecia, che le stava a cuore, ha chiesto di anticipare l’orario della fine del vertice. Entro il 9 dovrebbero arrivare le risposte definitive.

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