La mafia si compra le aziende in crisi

By Redazione

luglio 3, 2012 politica

La piovra sta allungando i suoi tentacoli sulle aziende in difficoltà. Con l’inasprirsi e il perdurare della crisi economica, infatti, la criminalità organizzata sta muovendo un vero e proprio assalto all’impresa, coniugando la propria necessità di riciclare il denaro sporco, frutto dei proventi criminali, con la mancanza cronica di liquidità in cui versano le Pmi.

I dati sono a dir poco sconcertanti: in una recente elaborazione della Cgia di Mestre a partire dai numeri pubblicati dall’Unità di informazione finanziaria, emerge come tra il 2008 e il 2011,  le segnalazioni di operazioni di riciclaggio sospette eseguite da intermediari finanziari sono passate da 14.069 a 48.344. Un aumento pari addirittura al 243,6%. Il volto peggiore del fenomeno si realizza soprattutto nei grandi centri: a Roma, nel triennio in esame, si sono contate 5.677 segnalazioni, 5.083 a Milano, 4.266 a Napoli, 2.219 a Torino e 1-006 a Bologna. Proprio in queste cinque province, fanno notare dalla Cgia, si è registrato quasi il 40% del totale delle segnalazioni a livello nazionale.

Ma perché questo “assalto alla diligenza” da parte del crimine organizzato alle aziende? Il meccanismo è semplice quanto drammatico. Sempre più imprese, anche quelle sane e con un consistente portafoglio di ordini, versano in grave crisi di liquidità. Colpa dei ritardi nei pagamenti per le prestazioni svolte, sia da parte del pubblico che della clientela privata. A questo si somma la sempre minor propensione da parte degli istituti di credito a concedere prestiti e accendere nuovi mutui, nonostante le generose iniezioni di liquidità che negli ultimi mesi la Bce ha concesso alle banche nostrane proprio perché irrorassero di prestiti le imprese in crisi. È qui che entra in scena la criminalità, o almeno ci prova, ottenendo due risultati: il primo, quello di “liberarsi” di ingentissime quantità di denaro sporco, acquistando imprese oneste e redditizie, il secondo, quello di trasformare fette del proprio business illegale in affari alla luce del sole.

Lo spiega Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione mestrina che riunisce artigiani e piccoli imprenditori: «A fronte di una progressiva contrazione dei prestiti erogati alle imprese – dice il segretario Cgia – sono aumentate le segnalazioni di operazioni di riciclaggio sospette eseguite da intermediari finanziari. Questo dato è molto allarmante perché ci segnala che, probabilmente, le organizzazioni criminali stanno approfittando di questa situazione per infiltrarsi nell’economia reale del Paese».

In tutto questo, la condizione economico-finanziaria delle imprese nazionali continua a peggiorare: ad aprile 2012, periodo al quale risale l’ultimo dato a disposizione degli analisti, le sofferenze bancarie in capo alle aziende, ovvero l’ammontare delle insolvenze, hanno superato gli 82 miliardi di euro. Rispetto all’inizio dell’estate 2011, il dato è aumentato dell’11,9%, pari ad un +8,7 miliardi di euro in termini assoluti nel giro di appena un anno.

Ed è stata probabilmente anche questa situazione a spingere sempre più istituti di credito a ridurre progressivamente l’erogazione dei prestiti, che nell’ultimo anno ha continuato a scendere (-1,7% rispetto a giugno 2011). «La crescita delle sofferenze bancarie – dichiara Bortolussi – è la manifestazione più evidente dello stato di crisi delle nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo sono tra le cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità. Inoltre – prosegue il segretario della Cgia di Mestre – in questi ultimi quattro anni di difficoltà economica si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese e tra le imprese e la pubblica amministrazione».

È il classico gatto che si morde la coda: con la crisi, le banche chiudono i rubinetti dei prestiti, penalizzando così la liquidità delle aziende, che non riescono ad onorare i prestiti già accesi, inducendo le banche a ridurre ulteriormente le erogazioni. Una corsa al ribasso in cui perdono tutti. Tutti tranne uno: la criminalità organizzata. L’unica ad avere sempre soldi facili e in grande quantità. 

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