I libri di destra esistono

By Redazione

luglio 3, 2012 Cultura

Può anche darsi che sia vera la vulgata radical chic. Quella che racconta di una destra che non legge e se compra libri lo fa solo per pareggiare i tavoli o riempire gli spazi vuoti nelle librerie. Di certo però, almeno negli Stati Uniti, ci devono essere tanti tavolini zoppicanti e tante pareti da riempire.

Alla fine del mese di giugno, infatti, in cima alla classifica dei libri più venduti del New York Times facevano bella mostra di sé gli ultimi due volumi pubblicati dalla Regnery Publishing, la più antica tra le case editrici di orientamento conservatore. Numero uno e due: “The Amateur: Barack Obama in the White House,” e “The Great Destroyer: Barack Obama’s War on the Republic”. “The amateur” è la biografia non autorizzata di Obama, scritta da Ed Klein (Newsweek e New York Times Magazine), che ha conquistato la vetta della classifica il mese scorso e lì è rimasto da quattro settimane. “The Great Destroyer,” di David Limbaugh, invece è uscito il 4 giugno e la settimana successiva ha debutto direttamente al secondo posto della classifica.

E’ la prima volta che Regnery riesce a piazzare contemporaneamente al top della classifica due libri. Certo il fatto che si sia nell’anno elettorale, in piena crisi economica e che i due libri siano polemici contro il presidente degli Stati Uniti può aver giocato a vantaggio delle vendite. Eppure sarebbe sbagliato non cogliere questo segnale. La verità è che è un tabù è andato in frantumi anche nella New York un po’ snob e radical chic degli editori liberal. Libri che piacciono ai conservatori possono essere stampati. Autori di destra possono conquistare gli scaffali più in vista, invece di finire in un angolo della libreria, perché anche loro possono scalare le classifiche del New York Times.

Insomma, pubblicare questi libri fa guadagnare un sacco di soldi. Non è più un affare che riguarda solo piccole case editrici un po’ polverose e fuori dai grandi circuiti di distribuzione. Tutto cominciò alla fine degli anni Novanta, quando i colossi della carta stampata resero conto che editori come Regnery e Wnd Books avevano cominciato a far soldi a palate, stampando libri che loro, tycoon delle librerie, non avrebbero mai e poi mai preso in considerazione.

In altre parole: c’era un mercato grande quanto mezza America che continuavano ad ignorare. Per motivi puramente ideologici. Preso atto di ciò, in questi ultimi anni (soprattutto dopo lo shock dell’11 settembre 2001) anche i grandi editori americani hanno capito che vendere libri conservatori è diventato un business irrinunciabile. E si sono attrezzati. Il risultato, del tutto impensabile solo pochi anni fa, è evidente anche ai più distratti. Oggi è normale entrare in una qualsiasi libreria e trovare nei posti d’onore decine di libri non di sinistra ma patinati, ben curati, ben venduti.

Certo le piccole librerie culto, gestite in proprio da librai liberal, continuano a fare un po’ di ostruzionismo. Ma posti di questo genere non rappresentano più il vettore principale che porta i libri sui comodini degli americani. Al contrario, le grandi catene come Barnes & Noble o Wal Mart (senza contare le librerie virtuali come Amazon.com) più impostate sul profitto che sull’ideologia, espongono fianco a fianco gli autori culto della sinistra e della destra. E incassano più che mai.

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