Pane, amore e spending revolution

By Redazione

luglio 2, 2012 politica

Il maresciallo del paese che prepara le valigie è il segno che i tagli arrivano fino in periferia. L’omone con la pancetta dall’accento meridionale, un po’ commissario Winchester, in fondo ci mancherà. Dicono che sarà trasferito con i suoi da qualche parte nella provincia, perché la caserma dei carabinieri non è dello stato e bisogna risparmiare sugli affitti. Niente più pane, amore e fantasia. 

Il lavoro dei tecnici continua ma non sarà una rivoluzione. La spending review è alle battute finali e venerdì il Consiglio dei ministri si riunirà per varare il decreto legge, scongiurando si spera l’aumento dell’iva nel prossimo ottobre. Due punti di imposte risparmiati, ma forse non basteranno. Il pericolo è che fra tentennamenti, gli incontri sindacali e le mediazioni da sfinimento, i provvedimenti non si riveleranno abbastanza decisi da risolvere il problema. È già accaduto con la riforma del lavoro e quelle misure alla fine hanno scontentato più o meno tutti.  

Oggi parti sociali e governo si incontrano di nuovo. Cisl e Cgil minacciano la mobilitazione contro gli annunciati tagli al pubblico impiego e alla sanità. Il senatore del Pd Ignazio Marino si dice preoccupato sulla metodologia con cui sono state condotte le operazioni. “E’ importante rivedere quelle che sono le spese pubbliche di un paese come l’Italia, perché c’è la possibilità di razionalizzarle ed evitare sprechi, ma tagliare sulla salute è sbagliato”. Dichiara che ulteriori sforbiciate possa generare disparità tra chi può permettersi una sanità privata e chi deve affidarsi alle strutture pubbliche. 

Si prevedono riduzioni di spesa compresi tra il 4 e l’8 per cento. Se così fosse quanto risparmiato potrà essere destinato alle zone dell’Emilia colpite dal terremoto, agli esodati e utilizzati per finanziare la riforma del lavoro appena approvata. Secondo indiscrezioni, saranno tagliati il dieci per cento degli organici di ministeri e amministrazioni centrali. I lavoratori in esubero dovrebbero essere avviati alla mobilità, con un paracadute che garantirebbe l’80% dello stipendio.

Il super commissario Bondi ha puntato il dito contro gli acquisti di beni e servizi, ritagliando alla Consip un ruolo potenziato incentrato sul controllo delle spese ministeriali. I tagli del governo toccano anche gli immobili pubblici con misure di razionalizzazione che impongono il congelamento dei canoni di affitto. Società ed enti pubblici inutili saranno soppressi o pagheranno un ridimensionamento dei vertici. Sarà prevista l’istituzione delle aree metropolitane da cui dipenderà l’abolizione di gran parte delle provincie.

I partiti maggiori chiedono di essere ascoltati. Cicchitto, Bersani e Casini parlano della necessità di un maggiore coinvolgimento al fine di garantire l’equità. Chi si occupa della spending review è convinto che con queste misure si riuscirà a tenere sotto controllo il debito pubblico. Ma c’è da chiedersi se questo sia sufficiente. Un paese con un rapporto tra deficit e pil al 120% non va da nessuna parte. Sopravvive ma non ha futuro. E se così fosse i sacrifici sofferti fin ora risulterebbero vani. Serve crescita, sviluppo e per provarci è necessaria un’inversione di tendenza nei conti, meno tasse. Mediare per perdere tutti è un gioco perverso. La Confesercenti sostiene che il governo deve alzare il tiro. “ll governo non ceda alle barricate di chi non vuole toccare nulla”. Basta con le commedie all’italiana: è ora della spending revolution.

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