Embargo Iran: pro e contro

By Redazione

luglio 2, 2012 Esteri

Dal 1 luglio è entrato in vigore l’embargo petrolifero dell’Unione Europea contro l’Iran. È l’ultima sanzione, in ordine di tempo, adottata per “persuadere Teheran” ad abbandonare il suo programma nucleare. Ed è l’unica, finora, in grado di colpire seriamente l’economia del regime islamico. Finora erano state colpite le banche o personalità del regime, sono state revocate le coperture assicurative e bloccate le esportazioni di materiali sensibili.

Nulla di tutto ciò, nel corso degli ultimi sei anni, ha prodotto qualsivoglia risultato. Il programma nucleare, benché rallentato, è andato avanti ed ora è giunto quasi alla capacità di costruire i primi ordigni nucleari. L’arma del petrolio, spesso indicata dagli esperti come l’unica vera sanzione applicabile all’Iran (la cui economia è ancora fortemente dipendente dalle esportazioni energetiche), è stata adottata solo in questa fase terminale della crisi. E c’è anche chi, dalle nostre parti, si lamenta, mostrando i danni che questo embargo può provocare alle economie europee e a quella italiana in particolare: importiamo (anzi: importavamo) dall’Iran il 13,4% del nostro fabbisogno petrolifero.

E nessuno ha pensato, finora, di diversificare quell’offerta… Le asimmetrie dell’embargo possono vanificare almeno in parte il suo impatto sulla Repubblica Islamica. Se i 27 Stati dell’Ue chiuderanno il rubinetto, la Cina e l’India importeranno più petrolio persiano. Il Giappone stesso, che, dopo la chiusura delle sue centrali nucleari, ha terribilmente bisogno di energia, ha ottenuto una proroga per l’applicazione dell’embargo e nel frattempo non fermerà le sue importazioni di greggio iraniano. Forti di questi dati di fatto, gli iraniani ostentano un’orgogliosa sicurezza. Ma è veramente così?

Non si sa mai quanto la sicurezza del regime islamico sia dettata dalla propaganda, più che dal calcolo razionale di danni e benefici. Perché, stando ai dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, le esportazioni del greggio iraniano, ancor prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, si sono già ridotte del 40%. Anche Giappone e Cina, che pure non partecipano all’embargo, hanno ridotto del 18% gli acquisti del petrolio persiano. E la Corea del Sud, il 26 giugno scorso, ha bloccato le importazioni, a causa del divieto di assicurare le navi che trasportano l’oro nero di Teheran. Si prevede che l’industria petrolifera iraniana perda sino al 50% dei suoi proventi nel corso del 2012. Sono dati e previsioni che dovrebbero allarmare Teheran, più che i Paesi importatori europei.

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