Il matrimonio tra Di Pietro e Vendola

By Redazione

giugno 30, 2012 politica

Conferenza stampa in Camera dei Deputati. A dividersi il tavolone soltanto due protagonisti: Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Idv e Sel confermano di viaggiare sempre più a braccetto verso le prossime politiche, tanto da convocare l’appuntamento in uno dei pomeriggi più caldi dell’anno. I due leader si scambiano la palla più volte e rispondono ai giornalisti: “non siamo qui per dare un ultimatum al Pd”, ripetono più volte. Non sarà un ultimatum temporale probabilmente, ma sui contenuti i paletti sembrano tanti e soprattutto ben piantati. L’obiettivo della nuova strana coppia è “costruire un centrosinistra vero”.

Non c’è chiusura sui moderati, almeno nel senso letterale del termine. Di Pietro quasi ci scherza su: “cosa vuol dire moderati? È un modo di ragionare e di comportarsi? Ognuno può essere moderato o meno moderato su tante questioni. Io sull’articolo 18 non sono moderato”. Il problema è evidentemente l’essere moderato dell’Udc, su cui Vendola pure pare abbastanza sicuro, nonostante il balbettare degli ultimi giorni in cui non si comprendeva da che parte stesse. L’Udc non piace proprio ai due leader. E anche l’idea delle primarie crea qualche perplessità: per Vendola in particolare i democrats stanno preparando soltanto il loro beauty contest interno, tra Renzi (odiato da entrambi) e Bersani, molto più digerito dai due leader.

Di Pietro e Vendola si vogliono porre come nuovo punto di riferimento: affermano di essere loro i depositari dei valori del centrosinistra del futuro. Se il Pd ci vuole stare è a posto, ma dovrà partecipare condividendo gli orientamenti di massima con Sel e Idv. La mossa è quella di creare un polo di attrazione a sinistra, riempiendo lo spazio per poter dettare legge in vista della prossima campagna elettorale. A prescindere dal Pd. Ciò che decideranno a Sant’Andrea delle Fratte è un optional per la coppia Sel-Idv che, a giudicare dalle nostre medie dei sondaggi, potrebbe contare su un complessivo 12,5%, sufficiente pure per arrivare ad un’eventuale seconda tornata col doppio turno alla francese in caso di apparentamento.

“Quello di oggi è un appello”, chiosano Antonio e Nichi, chi vuole entri, chi non vuole amici come prima. Decisamente un modo molto particolare di invocare e creare l’unità a sinistra. Non era un ultimatum, non è un ricatto ma di certo suonerà come un campanello d’allarme forte in casa democratica.

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