La voglia di battersi

By Redazione

giugno 29, 2012 politica

Il dibattito sulla destra lanciato da Totalità continua ad arricchirsi di interventi interessanti. Mi sembrano destinati a suscitare ulteriori discussioni quelli di Solinas – che riprende l’altro di Cardini – e il “nuovo” di Veneziani. 

Quanto a Solinas, mi ritrovo nella sua ricostruzione a volo d’uccello della storia d’Italia, in particolare quando sostiene l’inesistenza di una Destra politica, capace di andare oltre la conservazione di privilegi e il perseguimento del rigore dei bilanci pubblici. Sono pure d’accordo sulla valutazione del Fascismo, difficile da ascrivere alla destra (piuttosto, come suggerisce il termine, si trattò di un insieme di energie diverse per origine, durata e natura, che fu merito del Capo e della sua giovane classe dirigente riuscire a coagulare e a conciliare, per il tempo di quella esperienza tipicamente italiana).

In forma ridotta (e, a volte, parodistica…), una simile caratteristica connotò il neo-fascismo, dove si trovarono a convivere cultori dell’umanesimo del lavoro e sostenitori della “demonia” dell’economia,  cattolici tradizionalisti e neo-pagani, nostalgici del Risorgimento e tifosi dell’anti-Risorgimento, epigoni dell’Anarca jungeriano e fautori del sindacalismo nazionalista, e cosi’ via.

Solo che, su scala nazionale, il fascio di forze, coordinato da una superiore autorità, può funzionare, mentre nel ghetto dei “vinti” può soltanto alimentare meschini egoismi.

L’aspetto che mi avvicina a Veneziani – metafora di Itaca a parte – è quello dove spira ancora una voglia di battersi, soprattutto – e qui mi sembrano sulla stessa linea lui e Solinas – per elaborare un progetto culturale, che possa servire alla politica di domani (che dovrà camminare sulle gambe di donne e di uomini diversi da quelli di oggi: siamo tutti d’accordo, no?). Ma per far questo – cioè per fondare e/o far crescere riviste (magari on line!), per far nascere scuole di pensiero, per fare televisione e perfino per alimentare blog – non basta il nobile sforzo di chi scrive libri: occorre impegnarsi in una dimensione collettiva, pre-politica o meta-politica che sia.

Sotto il profilo dell’età, mi colloco fra Solinas e Cardini, ma l’idea di starmene, sia pure in così apprezzata compagnia, sulla spiaggia di Troia, in un paesaggio di rovine, non mi sorride.

(L’intero dibattito continua su Totalità )

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