Elezioni anticipate? Ora basta!

By Redazione

giugno 29, 2012 politica

E adesso basta con questa menata delle elezioni anticipate a tutti i costi. Un insopportabile insulto all’intelligenza degli italiani, assunto a disgustoso mantra da parte di chi non ha fantasia né idee. Dopo l’innegabile successo (il massimo che poteva ottenere) di Monti a Bruxelles, la si faccia finita con la minaccia di staccargli la spina per tornare alle urne. E si mettano l’anima in pace soprattutto coloro che nel centrodestra, accarezzando chissà quali sogni di rivincita, ce l’hanno messa tutta per far cadere repentinamente la legislatura.

E’ tempo che i partiti, assicurato l’indispensabile sostegno al governo dei tecnici, da loro – e soltanto da loro – voluto (Napolitano non ha fatto altro che trarre le conseguenze dall’impotenza conclamata dal Parlamento e dal precedente esecutivo), si guardino dentro, ripuliscano le casematte dalle rovine che si sono accumulate negli ultimi anni, facciano entrare aria pura negli anfratti lasciati al buio dalla loro indolenza e riprovino a pensare alla politica nell’unico modo possibile: domandandosi che cosa occorre al Paese e quali programmi presentare in vista delle elezioni politiche che si terranno nell’aprile 2013 (lo ricordo a chi avesse smarrito la data dopo tante avventate ipotesi circolate da ben due anni a questa parte). E soprattutto riscoprano il “brivido” della meritocrazia facendola finita con gli approssimativi personaggetti che popolano i talk show e dalle dichiarazioni facili: c’è un mondo pieno di energie tenuto ai margini poiché i metodi di selezione delle classi dirigenti e dei candidati sono a dir poco discutibili, degni dei sultanati piuttosto che di democrazie mature.

Saranno capaci, a destra come a sinistra, di mettere in piedi coalizioni in grado di competere?  Ce lo auguriamo tutti vivamente. Otto mesi sono pochi, ma possono essere abbastanza se invece di perdere tempo ci si ingegna ad elaborare scenari convincenti piuttosto che spacciare orribili cazzate per strategie politiche. E tra queste, ne ricordo alcune che nei giorni scorsi hanno fatto venire i brividi a più d’uno: le liste civiche e di genere, lo spacchettamento disorganizzato del Pdl, l’abbraccio dell’Udc con il Pd, la corsa a due di Vendola e Di Pietro, la Lega buona e quella (indeterminata) evidentemente cattiva, lo scambio tra semipresidenzialismo e Senato federale. E via seguitando.

Ma si può fare politica sparandone una al giorno, anzi più d’una prima e dopo i pasti?

Tornino a riflettere i partiti a cominciare dalle condizioni in cui versano. E si chiedano, magari gironzolando qua e là per la Penisola, qual è lo stato dell’arte. Ho l’impressione che abbiano perso il contatto con la realtà e si vogliano punire facendo vincere un Grillo qualsiasi anche se non dovesse conquistare la maggioranza relativa. Non se lo meritano gli italiani i quali, vessati in tutte le maniere, sembra che stiano reagendo meglio della classe politica. Innegabilmente con maggiore senso di responsabilità. Quella responsabilità che, se per caso il vertice europeo avesse avuto un esito diverso da quello che sappiamo, i politici nostrani non avrebbero dimostrato, pretendendo, come avevano annunciato, le dimissioni di Monti e se non le avesse “spontaneamente”date gli avrebbero negato la fiducia alla prima occasione pur di andare in ottobre alle elezioni. Con un Paese disfatto, davanti a mercati famelici, a partner internazionali disorientati, a cittadini confusi.

Il governo dei tecnici non è il miglior governo possibile, per il solo fatto che non ha una legittimazione popolare, ma è il frutto di uno “stato d’eccezione”. E’ tuttavia il solo che finora ci ha garantito di non fare la fine orribile che paventavamo tutti lo scorso autunno. Certo, si può e si deve essere critici, quand’è il caso, con Monti ed i suoi ministri. E’ ovvio che le fiducie ai prossimi tredici decreti dovranno essere concordate fin dove e possibile e per come è fattibile modificarli nelle parti che meno convincono. Sarebbe perfino auspicabile l’inserimento di qualche politico con spiccate competenze nell’esecutivo, senza delegittimare nessuno ovviamente. Ma è indispensabile da parte di tutti ritrovare lo spirito di coesione necessario per tentare di arrivare alla prossima primavera non come gli straccioni di Valmy, bensì come rappresentati del popolo che possono dire di aver fatto, nelle condizioni date, il loro dovere. Basterebbe questo per guadagnare la fiducia perduta.

Ne saranno capaci i nostri eroi, fino a qualche ora fa eccitati dalla prospettiva di una nuova campagna elettorale?   

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