Piacere, Dotcom, Kim Dotcom

By Redazione

giugno 28, 2012 Cultura

70 poliziotti. Neanche dovessero organizzare una serie di cariche durante una manifestazione violenta. Tanti ne sono serviti per stanare Kim Schmitz, meglio conosciuto come Kim Dotcom, l’ex sovrano dello scomparso reame di Megaupload. Un blitz che il 20 gennaio scorso portò all’arresto del ragazzone di origini tedesche trapiantato in Nuova Zelanda. I 70 hanno fato irruzione armata all’interno della sua villa portandoselo via, privando mezzo mondo dei benefici del file-sharing, grazie al quale milioni di persone accedevano a contenuti di intrattenimento ventiquattrore su ventiquattro e in modo gratuito.

Ed è quindi più o meno dallo scorso gennaio che si è infuocato il dibattito sulla protezione del diritto d’autore, sulla legalità delle attività svolte da Dotcom e sulla pirateria on line in generale. Per l’Fbi, Dotcom non è un pirata della rete. Dotcom è ‘il’ pirata. Viene messo dentro e fatto uscire su cauzione il 22 febbraio. Si trova attualmente ai domiciliari.

A distanza di più di 5 mesi dall’irruzione nell’abitazione di Dotcom, il giudice Helen Winkelmann, dell’Alta Corte, ha stabilito che l’operazione avvenuta durante quel blitz era illegale, la polizia neozelandese non ha agito correttamente. Motivo? Le accuse mosse risultavano troppo generiche per essere considerate ragionevoli.

La decisione del giudice non segna certo la fine della vicenda intorno a Megaupload. Dotcom attende ancora l’estradizione negli Stati Uniti, ma il giudice ha fatto sapere che considererà la possibilità che una parte del materiale sequestrato gli venga restituito. Non solo: Winkelmann ha anche scovato dati acquisiti dalla polizia durante il raid, i quali sono stati illegalmente copiati e mandati alle autorità negli Stati Uniti, secondo i quali Dotcom sarebbe colpevole di racket, riciclaggio e violazione del diritto d’autore. “La polizia – ha detto Winkelmann – si è avvalsa di mandati illegali quando ha perquisito l’abitazione e sequestrato vario materiale. La perquisizione e il sequestro fu, pertanto, illegale”.

L’ispettore Grant Wormald si difende affermando che sebbene la polizia fosse in grado di decidere quali documenti dovevano essere sequestrati e quali no, non ha avuto alcuna indicazione specifica dall’autorità centrale.  Secondo quanto comunicato, tutti i documenti dovevano essere mandati agli Stati Uniti per essere esaminati.

Winkelmann ritiene invece che il posto dove dovrebbero essere esaminati è la Nuova Zelanda. Sono le leggi locali quelle che non devono essere violate. Mercoledì prossimo il giudice si pronuncerà dopo aver ascoltato le parti in causa. Nel frattempo, venerdì la Corte Distrettuale della Virginia se la vedrà con una mozione presentata dagli avvocati di Megaupload, che chiedono l’archiviazione del caso.

Intanto Dotcom, salla sua gabbia dorata, ha annunciato su Twitter che intende lanciare un nuova piattaforma di hosting musicale, che si chiamerà Megabox. L’idea è quella di far sì che il 90% dei ricavi per i brani scaricati vada direttamente all’artista, senza passare per le major. Staremo a vedere.

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