Cl molla il Cav

By Redazione

giugno 28, 2012 politica

Le grandi manovre all’interno del Pdl non risparmiano nessuno. Alle schiere di veterani, formattatori, ex An e novantaquattristi, si aggiungono (non oggi, per la verità) i cattolici moderati, corrente ben radicata e spesso silenziosa, che fa riferimento a figure di spicco come il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Pedigree berlusconiano coltivato in via dell’Umiltà quando ancora sventolavano le bandiere di Forza Italia, ma anche una solida militanza nel movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. Da mesi Lupi non fa nulla per nascondere il suo sostegno alla maratona elettorale di Angelino Alfano.

«Alle primarie per la scelta del premier del centrodestra il candidato naturale e giusto è Alfano e lo sosterremo tutti con forza e convinzione», questo l’endorsement dettato periodicamente alle agenzie. I due sono ottimi amici, si spalleggiano in foto e sui social network, nei mesi scorsi hanno girato l’Italia per presentare i rispettivi libri condividendo incontri e conferenze. Momenti in cui Lupi ha ribadito il suo impegno per il nuovo corso fatto di primarie («un grande momento di partecipazione»), stroncando sin da subito le voci sull’eventuale candidatura di un cavallo ciellino, caldeggiata peraltro da Oscar Giannino in un articolo recentemente pubblicato sul settimanale Tempi.

Oggi, con il paventato ritorno in campo di Berlusconi, la musica non cambia. Sebbene Alfano ripeta ossequiosamente che l’ex premier sia «la persona che ha ancora più voti nel campo dei moderati», l’area cattolica del Pdl pare decisa a tagliare una volta per tutte il cordone ombelicale col Cav, un legame pluriennale di fedeltà che ha permesso a diversi esponenti ciellini la scalata ai quadri del partito con l’odor di ministero più volte annusato dallo stesso Lupi.

I tempi cambiano e ora la linea dei cattopidiellini è votata al sostegno di Alfano, un moderato dalle referenze democristiane, incline al dialogo coi centristi e solerte nella difesa delle istanze che stanno a cuore agli azzurrocristiani. La leadership dell’ex Guardasigilli necessità però di essere rafforzata e messa al sicuro dal fuoco amico sempre più frequente: proprio per questo, ieri a Roma si è tenuta una riunione strategica. Seduti allo stesso tavolo c’erano, tra gli altri, l’entourage di Maurizio Lupi, il deputato fiorentino Gabriele Toccafondi e l’ex presidente della Compagnia delle Opere, oggi parlamentare Pdl, Raffaello Vignali.

L’avanguardia ciellina ha deciso di scendere in campo a favore di Alfano e oggi lo ribadisce con forza perché odano anche i Berlusconi di turno. Ma c’è di più. Sulla carovana siciliana sale, con discreto ritardo, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, che nei mesi scorsi aveva più volte stuzzicato le penne dei cronisti con la malcelata intenzione di scendere in campo a livello nazionale come competitor di Alfano. Magari avvalendosi dell’amato serbatoio ciellino.

Nel giro di qualche mese però, la bufera giudiziaria abbattutasi sul Pirellone ha ridimensionato la forza politica del Celeste che adesso non può permettersi un ampio margine di manovra per intraprendere iniziative personali, in quanto rischierebbe di isolarsi ancora di più all’interno del suo partito, già piuttosto freddo nel difenderlo. Quindi, vada per Angelino, anche in Lombardia. E pure in Emilia-Romagna: a Rimini, per la precisione. Dove l’estate scorsa il segretario azzurro fece passerella al Meeting di Comunione e Liberazione. 

Quest’anno sono parecchi gli esponenti politici del recinto cattolico a darsi appuntamento in riva all’Adriatico. Presenzieranno i vari Raffaello Vignali e Renato Farina, oltre al capogruppo del Pdl al Parlamento Europeo Mario Mauro. Sarà anche la prima edizione del Meeting senza Formigoni conferenziere, motivo per cui lo scettro di gran cerimoniere politico potrebbe passare nelle mani di Maurizio Lupi. Il vicepresidente della Camera siederà in una conferenza con i Pd Tiziano Treu ed Enrico Letta per parlare di riforme condivise. Il tutto sotto l’ombrello dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, formazione che raccoglie decine di onorevoli di tutti gli schieramenti.

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