Verso Itaca per l’onore

By Redazione

giugno 27, 2012 politica

Sono grato a tutti per l’attenzione che avete dedicato al mio appello e che dimostra la voglia di non rassegnarvi alla scomparsa di ogni traccia di destra sul piano civile e politico. Capisco gli autorevoli esponenti del Pdl che hanno difeso l’esistente e diffidano di nuove o antiche avventure. Guardiamo da due punti di vista diversi. Loro da dentro, noi da fuori. Chi è dentro non pensa che sia meglio azzerare, e si capisce.

Se fossimo tre anni fa, il punto di vista migliore sarebbe stato il loro: c’era vasto consenso intorno al centro-destra e al suo leader, il governo disponeva di una solida maggioranza, la crisi internazionale toccava l’Italia senza metterla in ginocchio, la gente nutriva fiducia. Ma ora che il “dentro” è svuotato e depresso, il punto di vista migliore è di chi sta fuori: la politica crolla per il suo fallimento e per la sua abdicazione fallimentare ai tecnici, il governo di centro-destra si è volatilizzato, il consenso è in caduta libera, Berlusconi è a casa. In più la destra, malvissuta per anni come ombra scialba del leader, sembra spenta, avvilita, dispersa.

Sollevando il problema e lanciando l’appello, non sono dunque venuto a guastare una festa, semmai una degenza e forse un’agonia. Il clima, i sondaggi, i passaparola confermano la fuga di consensi, il disagio diffuso verso i partiti esistenti e la voglia di altro e di nuovo. Non è una polemica verso nessuno né dentro né fuori della destra.

Si è chiuso un ciclo e non ha senso attaccarsi ai residui o ai possibili colpi di coda. Alfano è bravo ed efficace, anche se ha dovuto mettere la faccia a una sconfitta, a un’alleanza col “nemico” e un governo impopolari; la Santanché – possibile sua concorrente alle primarie – incanala nel populismo una fascia più radicale, l’estremismo berlusconiano. Ma quando un ciclo finisce bisogna pur chiedersi da cosa ripartire, cosa tiene insieme: il ricordo – peraltro non memorabile – dei precedenti governi, grandi battaglie di sostanza e di valore, la fedeltà al vecchio leader, o che?

Quando un partito si svuota, deve avere il coraggio di rimettersi in discussione e di chiedersi: ha senso continuare come se nulla fosse accaduto, a costringere il sistema politico italiano nel bipartitismo, non è meglio tornare al bipolarismo, allargando l’offerta politica? Per carità nessun reducismo, niente rifugio nel passato, in An o nell’Msi (dei quali non fui militante) o nella passione per i vinti, e nessun voltafaccia. (Per ora il progetto si chiama Itaca, per ritrovarsi; poi Ulisse, da Itaca, secondo Dante, ripartì verso nuove terre).

Personalmente sostenni la nascita del partito unico ma noto che l’esperienza non è riuscita (neanche a sinistra); e ho difeso fino all’ultimo giorno il governo Berlusconi per un misto di lealtà e horror vacui. Ero convinto che nell’alternativa tra Berlusconi e il nulla fosse meglio tenersi B., anche se negli ultimi tempi la gara rischiava di finire ex aequo.

Vedevo quella gentina intorno a lui ma poi vedevo quelle iene inveire… Quando i media infuriavano sbandierando processi e porcate private, sarebbe stato bello poter opporre opere pubbliche e realizzazioni mirabili. Ma non c’erano. E quei fatti privati a volte irrompevano nella vita pubblica, in forma di nomine, distrazioni, cadute di stile. La crisi con Fini, frutto di una duplice tempesta ormonale, poteva avere soluzioni migliori. Quando Fini, in quel caso con ragione, sosteneva l’inesistenza del Pdl, la scelta migliore sarebbe stata quella di proporre a lui di guidare il Pdl. Metterlo alla prova, farlo lavorare, spartirsi i ruoli. Invece no.

In un bilancio onesto del berlusconismo rovescio le accuse che gli sono state rivolte: altro che tiranno o svolta autoritaria, il male del berlusconismo è stato il contrario, lasciar fare i propri comodi, il permissivismo, compiacere a tutti i costi la gente.

E poi, altro che paese sfigurato e sconvolto dal berlusconismo: al contrario, il berlusconismo è evaporato senza lasciar traccia, siamo tornati al ’92 come se nulla fosse accaduto, solo più invecchiati e con i vizi e i debiti di allora aggravati dagli anni… Certo, se B. ora scende in campagna elettorale magari recupera; in quello è formidabile, sa vincere le campagne perché sa vendere e sedurre, ma non altrettanto sa governare un paese, dare contenuti e concreti risultati. Per dirla in termini imprenditoriali, è un mago nel commercializzare i prodotti, meno nel produrre beni.

Concludo. Nessun processo, nessun nemico a destra. Suggerisco un passo indietro a chi ha incarnato questo ciclo ventennale, lasciando spazio a nuove leve, magari aiutandole. Riscoprite la virtù tatarelliana di saper stare dietro le quinte; capire che in certi casi o in certe fasi più ti esponi e più perdi consenso.

Per quel che mi riguarda non sono un politico, non ne ho né le virtù né i vizi necessari. Ho passione civile e politica ma ho un mestiere a cui intendo restare fedele. Non ho secondi fini. Però penso che in alcuni momenti (accadde nel ’92 quando fondai L’Italia settimanale, accade oggi) si debba rischiare qualcosa e dedicarsi a un lavoro prepolitico, salvo ritirarsi quando suona la campana elettorale.

Da qui l’idea di convocarci domenica 15 luglio in un monastero presso Ascoli. Non voglio veder finire così male quell’intreccio di idee e di esperienze, di radici e di consonanze, che in modo forse sbagliato continuiamo a definire destra. C’è dentro la nostra vita, o una sua parte significativa, e non intendo lasciarla morire, svanire o finire in una discarica. Permettetemi la parola pomposa e desueta, lo faccio per l’onore.

Leggi l’intero dibattito su Totalità. Sono intervenuti: VenezianiMalgieriDel NinnoAccollaNistriDel NeroCardiniSangiuliano, PennacchiSolinas.

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