Lega-Pdl: asse a singhiozzo

By Redazione

giugno 26, 2012 politica

L’alleanza Pdl -Lega era risorta in Senato sulle riforme, ma è rimorta. Anche se qualcuno spera in un nuovo effetto Lazzaro. Ieri, per un soffio, in commissione Affari Costituzionali l’emendamento per introdurre in Costituzione il Senato Federale non è passato. La votazione è finita 13 a 13 con l’astensione decisiva (che in Senato vale come voto contrario) del presidente della commissione Carlo Vizzini.

Un pareggio che fa dire a Gaetano Quagliariello che il Pdl è «fiducioso nei tempi supplementari». Oggi, infatti, l’Aula tornerà a misurarsi sulla questione. Sulla carta, il Carroccio e il Pdl hanno i numeri per far passare la proposta di modifica, ma serve una prova di compattezza da parte degli azzurri su un tema sul quale non mancano i malumori. In base ai rapporti di forza tra i gruppi parlamentari, infatti, il Pdl, che ha 127 voti, insieme alla Lega, che ne ha 22, e ai 13 senatori di Coesione nazionale, (che in commissione ha votato con Pdl e Lega) raggiunge 162 voti. Dall’altro lato ci sono i 104 no del Pd, i 12 dell’Idv, 15 di Udc ed Svp e i 14 senatori del Terzo Polo per un totale di 145.

Dirimenti diventano i 14 senatori del Gruppo Misto, che però aggiunti a quei 145, comunque, non arrivano a quota 162. In ogni caso da questa votazione sul filo dipenderà il destino delle riforme. Se il Senato federale non passasse, la Lega non sarebbe, probabilmente, disponibile ad appoggiare il semipresidenzialismo voluto dal Pdl (e sul quale si voterà domani in commissione) e si proseguirebbe sulla linea del testo ‘Abc’.

Se il Senato federale dovesse invece passare, si consumerebbe uno strappo a seguito del quale il relatore del provvedimento, Carlo Vizzini, ha già preannunciato le dimissioni da relatore e al momento del voto finale la riforma non avrebbe i numeri per evitare il referendum confermativo con il rischio di non entrare mai in vigore e comunque non nella prossima legislatura. Oggi in votazione andrà il testo ‘Abc’ che prevede la riduzione a 254 dei senatori e una commissione paritetica composta da rappresentanti regionali e senatori per dare pareri sulle materie concorrenti.

La Lega, nel suo emendamento sul Senato federale prevede invece 250 senatori eletti direttamente dai cittadini, più altri 41 senatori ‘regionali’ eletti dai consigli ai quali, se richiesti, si aggiungono i presidenti di regione (ma senza diritto di voto). I senatori regionali, specifica il presidente del Senato, Renato Schifani, «non avranno nessun compenso e non avranno lo status di parlamentari». Una dichiarazione che sembra dare per scontato che passi il testo della Lega.

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