Sandy Springs: la città privatizzata

By Redazione

giugno 25, 2012 Esteri

Immaginate una città senza municipio. Senza uffici, ufficietti, sgabuzzini popolati di dipendenti stanchi, annoiati e poco produttivi. Moltiplicate il costo degli stessi dipendenti pubblici per il numero degli enti e delle società parastatali disseminate in quel territorio e poi fatevi un giro per le strade di Sandy Springs, Georgia. Il risultato di questo semplice calcolo matematico sarà zero. 

Non per magia, ma perché qui tutto è privato. In questo sobborgo di Atlanta, popolato da 49mila anime, nessuno è sul libro paga dello stato. Sono tempi duri negli States, l’economia singhiozza, la disoccupazione ristagna su livelli epocali, per non parlare dei bilanci. Le casse sono sempre più leggere e l’andamento complessivo della politiche amministrative è orientato verso il risparmio, il taglio delle spese. Bene, questa comunità potremmo chiamarla la El Dorado del rigore ma per molti è semplicemente “il modello”.

L’ondata massiccia di privatizzazioni inizia nel 2005 e da allora tutti i servizi, uno dopo l’altro, sono passati in mano a società esterne ed autonome. A voler essere pratici: se un residente desidera aprire un’attività non si recherà all’ufficio commerciale del comune, ma chiamerà il numero verde di una multinazionale con sede a Coventry, in Inghilterra. Se dovrà presentare un reclamo per la mancata raccolta della spazzatura dovrà invece rivolgersi alla Urs Corporation di San Francisco.

Il tribunale, l’ufficio riscossione delle imposte, la polizia, i vigili del fuoco non sfuggono a questo serrato regime privatistico. La Jacobs Engineering Group con sede a Pasadena porta avanti il lavoro amministrativo della città e il giudice, tale Lawrence Young, per 100 dollari l’ora si occupa quasi esclusivamente di pratiche private come fosse un semplice avvocato. La sicurezza che risponde al celebre numero 911 è gestita da una società del New Jersey, la iXp. Joseph Estey, responsabile del servizio, afferma che «quando si parla di ordine, l’outsourcing è sempre visto con sospetto, ma se ci si degnasse di dare uno sguardo ai conti allora tutto torna».   

Sandy Springs non è la prima città americana a introdurre questi criteri di gestione. Maywood, in California, vanta un unico dipendente stipendiato dallo stato, il sindaco, contro i sette di Sandy Springs. La differenza tra le due è che la prima fu costretta all’outsourcing per salvarsi dal fallimento, la seconda incarna un nitido progetto politico: privata per scelta.

Oliver W. Porter è il padre, il grande architetto di questo disegno. È oggi un vecchio signore del sud con il vizio della pipa e della politica. Ha ristrutturato l’impianto organizzativo di questa città da solo, con il titolo di sindaco ad interim e un manipolo di fedelissimi. Dopo anni di lotta con i deputati democratici, nel 2004 ha avuto per la prima volta i numeri per cambiare le cose. Mr Porter è repubblicano e forse si era capito. Ama Reagan, Von Hayek e la filosofia liberale e libertaria. Non crede nello stato. Racconta nel libro “Creating the New City of Sandy Springs” il suo percorso, scrive la sua ricetta per uscire dalla crisi di questo secolo, l’antidoto alla recessione. Sandy Springs non ha una flotta di veicoli, non ha auto blu né un cortile dove parcheggiarle. È senza debito, senza stipendi da pagare né pensioni. Questo è “il modello” e chi ha coraggio lo segua. 

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