Una Cina senza diritti

By Redazione

giugno 21, 2012 Esteri

I sogni di gloria di Pechino finiscono qui. Davanti ad un’immagine che sta facendo il giro di web, giornali e tv di mezzo mondo. È il ritratto di Feng Janmei, una giovane mamma, sdraiata su un letto di ospedale con accanto il suo feto morto. Ucciso. Avvelenato e fatto nascere con parto indotto al settimo mese di gravidanza. Un aborto forzato, inflitto a una donna prima spiata per giorni da alcuni agenti, poi murata in casa perché non potesse scappare e infine presa, trascinata e ricoverata in un ospedale dello Shaanxi senza il permesso di vedere i propri familiari per essere sottoposta ad un’iniezione letale per il suo bambino. 

In Cina la politica del figlio unico ammette deroghe solo per i ricchi. E Feng Janmei non aveva i 40.000 renminbi (circa 4mila euro) necessari a regalare un fratellino alla sua primogenita di cinque anni. Così il regime l’ha costretta all’aborto. Una storia che spezza il cuore. La prova che la Cina – senza diritti – non diventerà mai una superpotenza, un Paese non solo economicamente avanzato ma uno stato con un’immagine forte, con una cultura dominante ed influente.

È il punto più debole di Pechino. E i dirigenti del Partito Comunista lo sanno. Ci sono arrivati tardi ma alla fine hanno aperto gli occhi. Anche se non è servito a molto. La Cina scopre l’importanza del “soft power” nel 2007. La sessione plenaria del Pcc che si tiene quell’anno ha come tema proprio l’importanza della cultura e la percezione della Cina da parte degli altri Paesi. Una volta capito il ruolo primario dell’immagine in un mondo globale e mediatico, il Dragone si è guardato allo specchio ed ha scoperto che sebbene la maggioranza dei cittadini del mondo la reputino destinata a sostituirsi agli Usa sulla scena globale per diventare, in futuro, potenza egemone, l’immagine della Cina negli ultimi anni è andata deteriorandosi. 

Il rating più basso, in termini di percezione, Pechino lo riscontra in Europa. In un’indagine condotta dal “think tank” americano Pew nell’anno 2011, il 70% degli europei intervistati ha dato un giudizio negativo sull’immagine della Cina, dichiarando il Paese culturalmente ininfluente sulla scena globale. E questo nonostante il Partito Comunista Cinese abbia varato un piano da 8.7miliardi di dollari per migliorarne l’immagine. Un piano ingente, che contempla una intensa campagna mediatica. E che ha permesso – tra l’altro – al China Daily, quotidiano ufficiale del regime, di migliorare sia in termini di contenuti sia di distribuzione (sebbene mantenga un taglio propagandistico), mentre la televisione nazionale “CCTV” e “Radio China International” ora trasmettono in sei lingue e presto verrà lanciato un canale “all news” sul modello di Al Jazeera. 

Il governo ha anche intensificato i programmi di scambio culturale ed internazionale con molti Paesi del mondo e persino la firma dei nuovi moduli di interscambio universitario, vantati dal ministro Passera al ritorno dalla sua recente missione in Oriente, rientra in questo quadro. 

Ma nonostante tutto questo, la percezione della Cina non migliora, soprattutto in Occidente. E Pechino scopre che l’equazione “la ricchezza porterà con sé il potere” (un convincimento che il paese nutre sin dal 1870, quando a lanciarlo fu il cosiddetto “Movimento di auto rafforzamento”), nella realtà non funziona. Il “soft power”, quell’immagine di autorevolezza che si traduce nella capacità di influenzare gli eventi, non si può comprare. Nemmeno con 8.7 miliardi di dollari. L’autorevolezza di guadagna, faticosamente, sul campo. 

La sedia vuota dello scrittore e attivista per i diritti umani Liu Xiaobo a Oslo, a cui nel 2010 è stato impedito di recarsi in Svezia per ritirare il Nobel per la Pace; il ritratto di Feng Janmei, sdraiata accanto al feto assassinato nel suo ventre il primo di giugno di quest’anno, sono le pareti invalicabili contro cui si schianta la propaganda. Le aberrazioni che affossano i sogni di gloria del regime. Bestialità che provocano sdegno e che infangano l’immagine di un Paese in cerca di un riscatto che senza diritti non troverà mai. 

cina

(foto sul sito www.analisicina.it)

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