La guerra contro i tabloid

By Redazione

giugno 21, 2012 Esteri

Era l’estate scorsa quando il “phone hacking scandal” è deflagrato, costringendo Rupert Murdoch a chiudere il domenicale News of the World e ad affrontare la Leveson Inquiry, la commissione che si sta occupando della patata bollente della stampa in Gran Bretagna. Istituita per sancire l’etica all’interno del mondo del giornalismo britannico, la Leveson Inquiry nel corso dell’ultimo anno si è trasformata in qualcosa di più grande, se non in qualcosa di completamente diverso. A maggio Rebekah Brooks ha risposto alle domande di Robert Jay, il braccio destro di Sir Brian Henry Leveson, il giudice incaricato di presiedere i lavori: è in quell’occasione che sono venuti a galla i messaggi privati tra la Brooks e il Primo ministro David Cameron, diventando facile materiale per le aperture dei maggiori quotidiani dell’isola che si sono sbizzarriti come nella miglior tradizione dei tabloid popolari. I probabili veri obiettivi dell’inchiesta.

Nel 2000 il NotW uscì con le foto di persone condannate per violenza sessuale dopo che una Sarah Payne, bambina di 8 anni, venne uccisa da una di loro, lanciando la campagna “Sarah’s Law”, giustizia per Sarah. I nominativi furono presi dal Sex Offenders’ Register, inaugurato nell’ultima fase del governo conservatore di John Major e portato avanti in pompa magna dall’esecutivo laburista di Tony Blair, inserendovi tra l’altro non solo le credenziali di chi era stato ritenuto colpevole di reati a sfondo sessuale, ma anche di teenager che avevano avuto rapporti ancora minorenni. Un fatto apparentemente non riconducibile al “phone hacking scandal”, ma non per Jay che nel corso dell’udienza ha chiesto alla Brooks, allora direttore del domenicale, se non ritenesse che una scelta editoriale come quella avrebbe comportato come «ovvio» risultato una caccia all’uomo per tutto il regno. «La naturale e probabile conseguenza delle sue azioni», l’ha definita l’avvocato rivolgendosi a Rebekah Brooks, che ha respinto con decisione le insinuazioni. Quali? Che i lettori dei quotidiani popolari abbiano meno discernimento di chi preferisce iquality newspaper: un pregiudizio che trova terreno fertile negli ambienti più progressisti e sponsorizzato in diverse occasioni dal Guardian, punto di riferimento dell’intellighentiadi sinistra Oltremanica. E il Guardian non solo è da sempre acerrimo accusatore di Murdoch, ma ad aprile ha affidato a Lisa O’Carroll un lusinghiero ritratto di Jay dal quale si è appreso che è interessato di politica, ma «assolutamente indipendente», ama la storia e l’opera, nonché è un accanito ciclista e si diletta a cucinare per la moglie. 

Nell’estate del 2000 si verificò un solo fatto increscioso dopo la pubblicazione delle foto segnaletiche del NotW, quando a Portsmouth l’appartamento di un condannato venne preso d’assedio dalle madri a onore di telecamere. Per il resto, tutto rimase nella norma. Se il trattamento riservato alla Brooks è stato particolarmente tosto, Jay ha comunque calcato la mano anche nei riguardi dei direttori di altri tabloid quali il Daily Express o il Mirror, per fatti non sempre inerenti alle indagini. A meno che l’inchiesta non sia ormai il pretesto per mettere sotto accusa alcuni tipi di giornali e non esclusivamente i meccanismi inceppati. 

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