L’Italia snobba il mercato cinese

By Redazione

giugno 20, 2012 Esteri

Domenica 17 Giugno si è concluso l’VIII Bite – “Beijing International Tourist Expo” di Pechino, la più importante manifestazione per l’incentivazione del turismo cinese.

La tre giorni pechinese ci ha regalato una nuova opportunità per conoscere un po’ più a fondo questo paese che a noi sembra ancora così distante. Il Bite si è svolto al Cncc (China National Convention Centre), accanto all’imponente “nido d’uccello”, il meraviglioso stadio realizzato appositamente per i giochi Olimpici del 2008. L’immenso edificio ospitava stand provenienti da tutto il mondo intenti nello scambio di contatti e nella promozione del proprio territorio.

Sorgono due considerazioni interessanti: uno, che dopo essersi accaparrata il ruolo di leader della produzione mondiale, la Cina intende sviluppare al suo interno anche il settore del turismo, cinese e non; due, che l’Italia, peccando di presunzione, ritiene di non aver bisogno di promuovere il proprio territorio, la propria immensa cultura e non si presenta alla Cina come meta ideale, anzi non si presenta affatto.

Il grande numero di Tour Operator, agenzie ed Enti territoriali cinesi presenti, i loro sforzi, le loro vantaggiosissime offerte, dimostrano come il Paese della seta abbia compreso le potenzialità dello spostamento delle grandi masse dei suoi, ormai ricchi, cittadini e voglia sfruttarlo al meglio.

D’altro canto l’Italia, come detto, non si è presentata affatto al Bite essendo rappresentata unicamente da due piccoli stand: uno, un piccolo tour operator capitolino e, l’altro, l’unico Ente che dà prova di possedere un minimo di lungimiranza e di buon senso: la Regione Marche. Quest’ultima, regione industrializzata che mai ha brillato per la promozione del suo, peraltro meraviglioso, territorio, si è presentata singolarmente e ha ricevuto notevole apprezzamento. Lo stand era chiaramente piccolo e  condiviso con il tour operator cinese ‘Voglia d’Italia’ intento nell’esportazione dello  “Zhon Guo Ren” (popolo di mezzo) verso il nostro paese e con la regione Umbria, accodatasi all’ultimo istante. 

“Le Marche sono l’Italia racchiusa in un’unica regione” dice il dott. Talarico, dirigente al turismo, durante la conferenza stampa, sottolineando la grande varietà che un visitatore può incontrare nel viaggiare lungo il suo territorio: “cultura, tradizione, meraviglioso paesaggio e buona cucina” sono le gemme che Talarico mostra agli incuriositi asiatici i quali, da parte loro, dimostrano grande interesse. “La nostra regione – continua – ha intrapreso già da diverso tempo un forte rapporto di collaborazione con la Cina, sia per quanto riguarda il turismo, sia per l’internazionalizzazione d’impresa.

Quest’ultima ha raggiunto un buon punto di sviluppo arrivando addirittura a sottoscrivere un accordo con il governo cinese riguardante l’insediamento di desk di ausilio alle imprese nel paese di destinazione: cinesi nella Regione Marche e marchigiani nelle regioni d’interesse cinesi. Proprio in questo periodo stanno per diventare operativi gli uffici di Pechino, Jinan, Dalian e Changsha. Tutto ciò potrà solo far bene al turismo della regione che verrà conosciuta in questi luoghi e visitata dalle persone interessate alle relazioni istituzionali e commerciali, ma non solo”.

Benché i numeri siano ancora contenuti, i dati danno ragione alle iniziative di questa regione dimostrando come dal 2010 al 2011 l’incremento del turismo cinese nelle Marche durante i mesi Gennaio-Agosto sia aumentato del 130,69%. E il resto d’Italia? Perché non si promuove? Perché all’Expo non era presente uno stand nazionale? Perché lo stand della “povera” Grecia era incantevole e suggestivo mentre non esisteva affatto quello del Bel Paese? Forse che noi, in una situazione di grande crisi che non permette più al turismo classico come quello di Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna, i cui cittadini sono migrati per decenni sulle nostre coste e nelle nostre città d’arte, non abbiamo bisogno di incentivare questo settore nei confronti di paesi emergenti come Brasile e Cina dai quali, peraltro, muovono imponenti masse? 

E tralasciando per un attimo il settore del turismo, perché a Pechino girano solo macchine tedesche, perché i cinesi sono convinti che il buon vino è francese o addirittura spagnolo e non menzionano, ma soprattutto, non vendono quello italiano? Neanche la Ferrari, nostra più grande eccellenza, è conosciuta dai più come auto italiana; certo “le buone auto sono tutte tedesche”.

Qui siamo già in ritardo di 15 anni, se non ci muoviamo, se almeno non ci proviamo, verremo trascinati a fondo dal vortice di inerzia che noi stessi ci siamo creati attorno. Richiamando un graffito che invadeva tutti i muri del nostro paese negli anni ’90: sveglia!

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