La Bonino rinnega il suo passato

By Redazione

giugno 20, 2012 politica

L’Ansa fa il lancio intorno alle 10 del torrido ultimo giorno di primavera: i Radicali voteranno sì all’arresto di Lusi. Nel dettaglio: “Mi pare davvero che non ci sia fumus persecutionis, quindi voterò a favore della richiesta dell’arresto”.

Parole e musica della vicepresidente del Senato Emma Bonino, ospite di “24 mattino” su Radio 24. “Il tema della carcerazione preventiva è un vero cancro del paese, andrebbe modificato ma con il caso Lusi non c’entra”, aggiunge Emma che si scaglia pure contro l’ipotesi di voto segreto sulla fattispecie in esame: “Credo sia sconveniente. È bene che i rappresentanti del popolo si assumano in modo limpido le proprie responsabilità. Politicamente sarebbe molto discutibile”.

La Bonino fa i distinguo, ma da colei che rappresenta la storia politica dei Radicali (e non solo) non ci saremmo aspettati tali dichiarazioni. Anni di lotte contro il carcere preventivo, per il garantismo, per la scandalosa situazione delle carceri italiane: anni che sfumano di fronte all’ex tesoriere della Margherita, accusato di aver trafugato, nascosto, riutilizzato circa 30 milioni di euro di soldi destinati al partito per affari privati. Il Partito Democratico si trova sotto il tiro incrociato dell’antipolitica e dei grillini crescenti e pronti a rubare voti.

La vulgata popolare oggi è poco garantista, anzi oggi come oggi va di moda la forca, la condanna anticipata, il processo mediatico. Il Pd non vuole sottrarsi a tutto ciò, sarebbe una mossa troppo avventata. E i Radicali ci stanno dentro con due piedi. Nonostante Lusi non sia riconducibile in alcun modo al multiforme partito del segretario Staderini, da Largo Argentina le direttive della Bonino sono state chiare. Troppo facile sarebbe chiedersi lo stato d’animo del liberalissimo Pannella.

Chissà cosa pensa l’ottantaduenne fondatore della rosa sullo spinoso caso Lusi, dopo scioperi della fame ed altre azioni clamorose sul garantismo fatte in cinque decenni di politica attiva. Molto probabilmente avrà perso la pazienza ed infatti non risultano sue dichiarazioni sul caso. Rimane però il senso di spiazzamento di fronte alla resa gratuita dei Radicali: evidentemente la vulgata di cui sopra e la già citata avanzata del Movimento 5 Stelle, che va a calpestare anche il campo tradizionalmente radicale, aggiornandolo ed elevandolo a nuove forme politiche, sono elementi che fanno paura e pongono i partiti (tutti, nessuno escluso) di fronte a scelte che prima non avrebbero fatto: anche il Pdl, di fronte al caso Lusi, si sta dimostrando iper-garantista, andando oltre all’appartenenza politica dell’indagato: non si vota “si” o “no” dopo aver verificato la provenienza del parlamentare, si vota “si” e basta, perché i rumors degli elettorati lo impongono.

Due anni fa non sarebbe stato così. Il caso Lusi, a prescindere dalla sua conclusione, ci dice che siamo di fronte ad un momento politico storico, perché cambia (almeno) la storia dei comportamenti estetici dei partiti. Ma non chiamatela ancora rivoluzione.

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