Ray Bradbury: nemico di stato

By Redazione

giugno 19, 2012 Cultura

Ray Bradbury non vivrà per sempre, come desiderava, ma è probabile che sopravviverà come il critico dello stato più letto nelle scuole pubbliche d’America. Fu alla scuola pubblica che incontrai per la prima volta la più grande opera di Bradbury, Fahrenheit 451: una lettura obbligatoria in quelle scuole che lui avrebbe fatto chiudere.

Bradbury, morto la scorsa settimana all’età di 91 anni, era un uomo di destra, un dettaglio tristemente epurato dalla maggior parte degli necrologi della scorsa settimana. Come i migliori scrittori di fantascienza, immaginò mondi e regni al di fuori della stretta di un governo, dove l’attenzione era sempre sulle persone che li popolavano, non sugli aggeggi che tenevano in tasca.

I libertarians possono facilmente vedere uno di loro in quel nonagenario anticonformista che, nonostante il trasferimento a Los Angeles negli anni 30, non si è mai preoccupato di imparare a guidare. Da autodidatta incallito, non è neanche mai andato all’università. E c’è un’altra cosa buona! Odiava la discriminazione costruttiva, condannava “tutto questo politically correct che dilaga nei campus”, e auspicava l’immediata eliminazione delle quote nell’istruzione superiore. “Il concetto stesso di istruzione superiore viene negato”, disse a Playboy nel 1996, “a meno che l’unico criterio utilizzato per determinare l’ammssione di uno studente sia il punteggio che ottiene su un test uguale per tutti”.

Ma l’antipatia di Bradbury per l’istruzione formale era più profonda di una controversia passeggera. Sapeva che gli educatori, al pari dei politici, sono i naturali nemici dei sognatori. “La fantascienza riconosce che non ci piace prendere lezioni, ma solo essere edotti di quanto basta per andare oltre per conto nostro”, continuava in quella intervista su Playboy. Il suo ottimismo si richiamava alla piccola città dell’Illinois che la sua famiglia lasciò, e che alla fine trovò il suo posto nella fiction, sebbene fosse ambientata in mondi lontani, che lui desiderava esplorare e colonizzare. Per Bradbury, erano i politici che “non hanno romanticismo nel cuore o sogni in testa” che alla fine ancoravano l’America alla terra. E Bradbury, che era cresciuto nella fiction romantica di Hugo, era un romantico e adorava condividere, scrivendo qualcosa come 27 romanzi e 600 racconti.

Comunque non odiava tutti i politici. Definiva Ronald Reagan “il più grande presidente” e ricevette la Medaglia Presidenziale della Libertà da George W. Bush. Riservava le sue critiche più aspre a Bill Clinton, che liquidava come “imbecille”, e per Barack Obama, che ha posto fine al programma della NASA di volo spaziale con equipaggio. Quello era un programma di governo che piaceva a  Bradbury. Credeva che fosse la chiave per fare dell’umanità una specie multiplanetaria.

“Dovremmo andare sulla luna e preparare una base per fare una spedizione su Marte e poi andare su Marte e colonizzare Marte. Poi, fatto questo, vivremo per sempre”, disse al  nel 2010.  Bradbury ha almeno vissuto abbastanza per vedere il successo della missione SpaceX, una compagnia privata capitanata da Elon Musk, un appassionato di fantascienza che condivideva il sogno di  Bradbury di una colonizzazione interplanetaria.

“Penso che la nostra nazione abbia bisogno di una rivoluzione,” disse  Bradbury al  Los Angeles Times. “C’è troppo governo oggi. Dobbiamo ricordarci che il governo dovrebbe  venire dal popolo ed essere del popolo e per il popolo”. Disse al Time una settimana più tardi, “Non credo nel governo. Odio la politica. Sono contrario. E spero che in qualche momento questo autunno potremo distruggere una parte di esso, e il prossimo anno ditruggerne un’altra parte ancora. Meno governo ci sarà, più felice sarò”.

Nonostante l’esistenza del governo, Bradbury trovava ancora di che sentirsi soddisfatto. Su di una macchina da scrivere era felice, sognava e scriveva le sue solite 1000 parole al giorno. In quei momenti, vivendo le gioie di un lavoro costruttivo, come disse a Playboy, fece “la più grandi scoperta della mia vita”. In particolare: “Io ho ragione e tutti gli altri hanno torto se non sono d’accordo con me. Una gran cosa da imparare: non ascoltare nessuno e vai sempre per la tua strada”.

Ovviamente non tutti la vedevano così, e Bradbury dedicò molto tempo a mettere in guardia la gente dalla tirannia sia della maggioranza che della minoranza, le quali “vogliono entrambe controllarti.” La sua risposta a quei tentativi di controllo era semplice: Che tu sia maggioranza o minoranza, smamma! Che vada all’inferno chi vuole dirmi cosa scrivere. La loro società si spezzetta in sottoseziozni di minoranze che poi, a conti fatti, bruciano i libri mettendoli all’indice.

Fortunatamente per il mondo, Ray Bradbury è sfuggito ai censori e si è assicurato che la sua opera viva per sempre.

(traduzione a cura di Irene Selbmann)

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