Il Pd pasticcia sul lavoro

By Redazione

giugno 18, 2012 politica

«È necessario l’accordo tra Pd e Pdl al fine di approvare la riforma del mercato del lavoro entro il 28 giugno. Non ci sono ostacoli né regolamentari né procedurali, è solo una questione di volontà politica». Tuona dall’alto del suo scranno il terzopolista Gianfranco Fini. La Camera c’è ed attende segnali dai due partiti maggiori: la riforma s’ha da fare, possibilmente in modo veloce. Dal Pd risponde Dario Franceschini: «Va bene, ma prima il decreto sugli esodati», altrimenti i centrosinistri si tirano indietro.

Per il resto i Democrats sono d’accordo sulla riforma, no? “Insomma”, verrebbe da rispondere a chi segue costantemente le peripezie di largo del Nazareno. Possibile che l’unico rilievo da fare sulla riforma sia quello sugli esodati? Il Pd in questi mesi ne ha tirate fuori tante: dall’istrionico Fassina al deciso Damiano (che hanno evidenziato linee tutto sommato comuni), per arrivare a Franceschini e Fioroni. Ognuno ha la sua ricetta e le sue proposte: se Fassina sembra il difensore del lavoratore tout-court, con toni che rimandano ad un bertinottismo deteriore daera glaciale della politica, Damiano sembra voler difendere il suo vecchio modello. Una proposta da rivedere in salsa 2012, facendo fuori un po’ di quel liberalismo che qualche anno fa concedeva ai datori di lavoro.

D’altro canto però, se Bersani come sempre cerca di fare quello che tira i fili di qua e di là al di sopra di un gruppo di discole marionette impazzite e Fioroni è il politico delle mediazioni senza se e senza ma – al puntoche sembra preferire il dialogo con gli avversari piuttosto che quello all’interno del suo partito – alla fine il problema dentro al Pd è sempre quello: la mancanza di una linea univoca. Va bene il dialogo e la mediazione, va bene il confronto e se si vuole anche lo scontro, ma l’onda democratica è tremendamente ondivaga sui temi del lavoro. Ultimamente però il trend sembra essere quello di abbandonare la pista Fornero, ormai considerata trita e ritrita e soprattutto troppo schiacciata sulle linee del vecchio Pdl. Meglio “esodarsi” provando a dire qualcosa di sinistra, tenendo duro su alcuni punti. Fin quando poi però arriva l’ex segretario Franceschini a tendere la mano un po’ dove capita scompattando quel piccolo frontino che si stava consolidando contro il ministro del lavoro.

Gamba tesa o voglia di tornare ad essere segretario in pectore, Franceschini ha messo un bel macigno sul dialogo interno del Pd, chiudendo così ad altre valutazioni possibili. Basta mettere a posto la questione esodati e i Democrats votano il pacchetto così come è ad oggi. E tanti saluti a chi voleva continuare a lottare sulle forme di contratto atipiche, sulle forme di precarietà e sulla stabilità dei contratti di lavoro. Tempi duri per Damiano, durissimi per Fassina e di riflesso anche per il segretario vero Bersani. L’ennesimo pasticcio che potrebbe portare a nuove divisioni ed a ripensamenti repentini col Pd al governo, magari tra un anno. Intanto pace all’anima dei lavoratori.

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