Chi stabilisce le regole per internet?

By Redazione

giugno 18, 2012 politica

Ho partecipato al Dialogo Europeo sulla governance di Internet (EuroDIG), che si è tenuto pochi giorni fa a Stoccolma. Il titolo del convegno era “Chi stabilisce le regole per internet?” e per due giorni si sono alternati a parlare protagonisti dell’industria, politici, studiosi, esperti e perfino la regina di Svezia. 

La cosa che mi ha colpito di più è stata la presenza attiva, in ogni panel e tra il pubblico, dei ragazzi. Non dei ragazzi come li intendiamo noi in Italia, cioè dei 35enni, ma dei ragazzi sul serio, dei 15enni. Per la prima volta ho preso parte ad un incontro sulla rete in cui essi non fossero trattati come un elemento decorativo da mettere nelle prime file o da far salire sul palco con qualche frasetta preparata prima, ma come elementi attivi e propositivi, vere controparti dei “grandi” che sulla rete esercitano ogni tipo di potere, spesso non sapendone nulla.

Nel primo panel cui ho partecipato, che riguardava il rapporto fra adolescenti e rete, a parlare con me non erano i rappresentanti dei genitori o quelli di qualche associazione religiosa o morale o di consumatori, ma erano due quindicenni, già militanti da anni in associazioni politiche o parapolitiche, che spiegavano il loro punto di vista.

Nel secondo panel, dedicato alla cittadinanza digitale, fra gli oratori c’erano Amelia Andersdotter, ventenne parlamentare europea e blogger, e un diciassettenne già star del giornalismo online. Ad interagire con la regina di Svezia erano alcuni adolescenti del Forum nordico dei giovani, dai quali sono tra l’altro giunte indicazioni sacrosante su quanto sia importante da parte dei più giovani fare “mentoring” per aiutare le generazioni più anziane ad imparare la rete e a non rimanere tagliate fuori dalla vita sociale che il futuro ci sta preparando. Chiedendo ai governi di agire in fretta in questa direzione.

Da italiana, tutto questo mi ha colpito moltissimo. Non solo perché ho colto una grandissima voglia di essere “cittadini” attivi da parte di questi ragazzi, voglia che si sostanzia in una forte partecipazione ad ogni forma di associazionismo, ma anche perché ho potuto percepire la spinta collettiva a dare loro responsabilità di sé molto presto, anziché a togliergliela il più a lungo possibile come si fa qui da noi, magari per paura che possano commettere chissà quale parricidio. Ad esempio, molti di questi ragazzi fanno parte di commissioni apposite, volute dai governi nordici, per elaborare le strategie del futuro sulla rete.

Da noi, le strategie sulla rete le fanno personaggi che non si sono mai connessi una volta a internet. Quando si fanno grandi dibattiti in Italia sul perché comandano solo i vecchi, il che ha ormai portato l’asticella dell'”esser giovani” negli imbarazzanti dintorni dei quarant’anni, dovremmo prima chiederci cosa facciamo noi, direttamente, per responsabilizzare i nostri ragazzi fin dall’adolescenza, e con che atteggiamento li ascoltiamo quando vogliono proporci un’idea. Per bene che vada, spesso li trattiamo con impigrito paternalismo. Prima di pensare a rottamare i vecchi, e di sbizzarrirci a trovare il modo per tradurre in realtà l’abusato slogan del “ricambio della classe dirigente”, dovremmo rottamare i nostri atteggiamenti sbagliati e incoraggiare i ragazzi a prendersi presto le loro responsabilità, anche se questo ci fa sentire meno al centro della loro vita. E quindi meno giovani.

(bergaminideborah.wordpress.com)

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