Tra feudalesimo e comunismo

By Redazione

giugno 14, 2012 Cultura

Nei libri di scuola c’è scritto che la guerra civile americana scoppiò a causa della schiavitù, tra chi voleva abolirla e chi voleva mantenerla. Ma in realtà la guerra tra nordisti e sudisti fu forse più un problema di tasse che di schiavi. In fondo, ad Abramo Lincoln dei neri in catene interessava fino ad un certo punto, se ancora nel 1860 diceva di non aver intenzione “di interferire direttamente o indirettamente con l’istituzione della schiavitù”, mentre al contrario restava inflessibile sul tema delle imposte dei Confederali.

La guerra di secessione scoppiò a fronte dell’insostenibile pressione fiscale imposta dal Nord agli stati del Sud, che raggiunse il suo culmine con l’introduzione della Morrill Tariff, la tassa doganale che soffocava l’economia sudista impedendo a quegli stati di esportare in Europa e obbligandoli ad acquistare in sovrapprezzo le merci delle industrie del Nord.

Alla base delle grandi rivoluzioni, degli sconvolgimenti sociali e delle guerre c’è quasi sempre un problema di tasse. Lo spiega molto bene lo storico Charles Adams nei suoi studi sull’influsso della tassazione nella storia dell’umanità: dalla fuga degli Ebrei dall’Egitto al declino dell’Impero romano, dal crollo della Spagna di Carlo V alle sanguinose repressioni contadine nella Germania del XVI secolo benedette da Lutero, fino alla Rivoluzione francese e a quella americana, che fondò la più importante democrazia moderna, le tasse hanno giocato il ruolo più importante.

L’Inghilterra sconfisse Napoleone grazie al suoi eserciti e alla sua flotta, ma anche e soprattutto grazie alla più importante invenzione fiscale della modernità: l’imposta sul reddito che, introdotta alla fine del ‘700, consentì alla corona britannica di generare un flusso continuo di finanziamento per le sue imprese militari, mentre la Francia pagava il prezzo di un sistema fiscale inadeguato rispetto alle ambizioni militari napoleoniche.

Ma allora, se la storia umana è una storia di tasse, qual è la storia che stiamo vivendo oggi? Lo Stato moderno è sempre di più un gigantesco sistema di oppressione fiscale che penalizza individui, comunità e imprese come raramente è successo in passato. Per un dottore della Chiesa medioevale come San Tommaso, per un illuminista francese, per un liberale o un conservatore britannico dell’800, una tassazione come quella che noi subiamo sarebbe stata inaccettabile perché in palese violazione del diritto naturale e della libertà delle persone. Un sistema fiscale oppressivo non limita solo l’economia, ma l’insieme delle nostre libertà civili, poiché lo Stato, per sostenerlo, deve mettere in piedi una macchina di controllo e spionaggio simile a quella dei regimi totalitari. Ed è ciò che noi stiamo vivendo.

Il paradosso è che le moderne democrazie hanno sistemi fiscali che sono tutto fuorché democratici, ereditati senza soluzione di continuità da culture assolutistiche. Fiscalmente parlando, le nostre democrazie non sono molto diverse dalle monarchie assolute del passato. Il filosofo tedesco Peter Sloterdijk ha osservato che il sistema fiscale moderno europeo è determinato “per metà dall’esercizio di un potere assoluto, autoritario e pre-democratico; per l’altra metà da una logica socialista di contro-espropriazione”. In altre parole, i moderni sistemi fiscali europei sono un insieme di feudalesimo e comunismo.

Occorre intervenire subito sul riequilibrio fiscale poiché il rapporto fiduciario tra Stato e cittadino sta venendo meno, diffondendo la logica per cui ogni cittadino è solo un potenziale evasore. Le possibilità di intervento sono molte (da ferrei vincoli costituzionali sui limiti di spesa e di tassazione, alla separazione tra la mano che prende e quella che spende, al superamento del dogma moderno della fiscalità progressiva a favore di un modello proporzionale o di flat tax), ma per farlo, la politica deve riprendersi il controllo della sovranità, strappandola ai burocrati e ai banchieri che la tengono in ostaggio e riconsegnarla al legittimo proprietario: il cittadino-contribuente.

L’oppressione fiscale e l’invadenza dello Stato nel controllo della nostra vita stanno diventando insostenibili. Le possibilità che il sistema crolli, anche in maniera violenta, non sono da escludere. I furbacchioni di Goldman Sachs e i circolisti del Club Bilderberg che dai loro chalet svizzeri governano l’Europa attraverso i terminali di Bloomberg, stiano attenti a cosa stanno seminando. E i loro replicanti italiani, che iniziano a sudare freddo, si facciano furbi, rileggano le parole di quel geniale economista dannunziano che si chiamava Maffeo Pantaleoni: “qualsiasi imbecille sa inventare nuove tasse. L’intelligenza sta nel ridurre le spese”.

(Il blog dell’anarca)

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