Smascheriamo i nemici dell’euro

By Redazione

giugno 14, 2012 politica

Ormai è chiaro che il problema non è se l’Italia riuscirà a rimanere nell’euro. È se la moneta unica europea riuscirà a sopravvivere alla tempesta che la sta aggredendo colpendola nella sua parte più debole, rappresentata dalle economie in difficoltà degli stati mediterranei. 

Tutti, in sostanza, sono convinti che quella in corso sia una guerra non all’Italia, alla Spagna o alla Grecia, ma all’euro. Ciò che invece non è per nulla chiaro è chi siano i nemici che lanciano contro la moneta unica attacchi così pesanti e micidiali.

Fino ad ora si è genericamente detto che a muovere guerra alla moneta unica sono i mercati. O meglio, gli speculatori avidi e cattivi che approfittando della globalizzazione voluta dal capitalismo selvaggio puntano ad arricchirsi a spese dei paesi aggravati da economie deboli e precarie.

Alla domanda su chi siano questi speculatori, però, nessuno fornisce una risposta precisa. Si parla genericamente di fondi di investimento e di grandi poteri finanziari, e si da per scontato che si muovano ispirati solo ed esclusivamente dalla logica del profitto. La guerra in atto, allora, viene presentata come lo scontro tra egoismo e solidarietà, tra interessi che sfiorano e s’intrecciano con la criminalità e valori etici e morali in una riedizione riveduta e corretta della vecchia lotta di classe tra ricchi e poveri, tra disuguaglianza ed uguaglianza, tra male e virtù.

Queste spiegazioni non solo alimentano sciocchezze planetarie ma rappresentano la migliore copertura dei veri nemici dell’euro. Che non sono solo quelli che sono animati dalla semplice logica del profitto, ma sono anche (e forse soprattutto) quelli che alla logica del profitto aggiungono anche delle precise motivazioni frutto di precise strategie di espansione politica.

Non è affatto difficile identificare i nemici dell’euro di questo tipo. Oggi Barak Obama incomincia a rendersi conto che la crisi della moneta europea rischia di trascinare a picco l’economia americana e   vanificare la sua speranza di rielezione. Ma non è un mistero per nessuno che da Clinton in poi i democratici americani abbiano sempre operato per contrastare l’euro, concepito come antagonista e concorrente del dollaro inteso come strumento dell’egemonia Usa sul mondo occidentale. A ispirare l’azione di certi fondi sui mercati, in altri termini, c’è la logica del profitto insieme con lo spirito di potenza. Spirito che per quanto riguarda i democratici americani è vecchio e risale al secolo scorso, ma per quanto riguarda altri soggetti è assolutamente nuovo e può essere tranquillamente considerato come la causa prima della guerra all’euro.

Per motivi religiosi, ad esempio, il profitto non può essere la motivazione dei fondi d’investimento che fanno capo ai paesi arabi che godono di risorse monetarie inesauribili grazie alle loro fonti petrolifere. La loro motivazione di fondo è religiosa e politica al tempo stesso. Per questo stanno di fatto conquistando le economie dei paesi arabi della sponda mediterranea dopo aver eliminato le vecchie dittature laiche. E puntano a acquisire posizioni dominanti o determinanti in tutte le aziende europee che hanno funzioni strategiche nei propri paesi d’origine. Per loro la crisi dell’euro è la condizione prioritaria per realizzare un colonialismo alla rovescia ispirato dal progetto di espansione mondiale dell’Islam. Che succederà quando Tunisi, Tripoli di Libia, Il Cairo, Beirut e Damasco saranno nelle mani di chi usa i profitti del petrolio come strumento di espansione politica e religiosa? E quando alcune delle principali aziende strategiche italiane, spagnole, greche e via di seguito saranno da loro controllate? 

E che dire dell’uso neo-imperialistico degli enormi profitti realizzati dalla Cina del capitalismo comunista? È il profitto che spinge i capitali cinesi a colonizzare l’Africa e ad infiltrarsi nelle economie europee ed occidentali sfruttando ed alimentando sapientemente la speculazione contro l’euro e le vecchie e superate pretese egemoniche dei democratici Usa? In guerra è indispensabile identificare i nemici. Nella guerra dell’euro è ora di incominciare a farlo!

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